L’integrazione delle fonti informative sembra essere il mantra geomatico del terzo millenio ma come diceva all’incirca un vecchio adagio “tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”.

Non ci sono dubbi che con il proliferare di tipologie di dati e di fonti informative, la quantità di informazioni a disposizione tende ad aumentare in modo esponenziale. Sistemi di rilevamento a terra, aviotrasportati (aerei, elicotteri, palloni, droni, deltaplani) e spaziali stanno “mettendo in crisi”, grazie ad una molteplicità di sensori che il mercato mette a disposizione, le abitudini e procedure di tutti coloro che utilizzano le informazioni geospaziali per le proprie attività. Ma come sappiamo le abitudini sono dure a morire e, onestamente, credo sia oggettivamente molto difficile cambiarle con una velocità sempre crescente alla quale ci costringono tutti questi aggiornamenti.

In questi mesi sto visitando molte Amministrazioni per proporre l’adozione di prodotti geoinformativi derivati da dati telerilevati da satellite – Preciso Land in particolare – a supporto delle attività di pianificazione urbanistica e territoriale. I tecnici delle amministrazioni comunali mi confermano il grande interesse in questo tipo di prodotto, ma hanno anche sollevato alcune perplessità riguardo la sua adozione.

Troppe informazioni…

Un discorso tipo è il seguente: “a me serve una aerofotogrammetria – parlando di cartografia tecnica – con  una definizione di scala almeno 1:1.000 – per qualsiasi attività!? anche per la definizione del quadro sinottico alla base della pianificazione urbanistica? – altrimenti non mi serve a nulla – quindi meglio una carta vecchia ma precisa che una aggiornata meno precisa (sic!), ed inoltre la mia aerofotogrammetria è collaudata e quindi se poi nasce un contenzioso, anche se si tratta di un dato vecchio e non aggiornato, io sto tranquillo. Quando vado davanti al giudice, tanto di ‘sti tempi un ricorso e una causa ti toccano sempre, se uso invece questa cartografia aggiornata chi mi certifica che corrisponda alla verità?.

I tecnici comunali, si sa, sono abituati a lavorare con le aerofotogrammetrie. Si tratta di cartografie numeriche che ormai hanno una lunga storia nelle metodologie di produzione, nelle specifiche così come nelle possibilità di utilizzo. Insomma tutti sanno – più o meno – come utilizzarle e quali risultati esse possono far raggiungere, anche se a dire il vero i DB Topografici hanno spiazzato tutti. Tanto che ormai non si parla più di carta tecnica ma direttamente di aerofotogrammetria, confondendo il prodotto geoinformativo con la tecnica di produzione. Il sogno di tutti sarebbe poter disporre ogni anno di un aggiornamento della aerofotogrammetria, ottenuto attraverso una nuova fornitura. Ma sappiamo che  è molto difficile sia per i costi elevati che per i tempi lunghi di realizzazione.

Quale può essere la soluzione? Utilizzare un mix di fonti informative.

Proviamo ad immaginare cosa può significare utilizzare una carta tecnica il cui primo impianto è una aerofotogrammetria che nel tempo venga aggiornata attraverso procedure di digitalizzazione a schermo di nuove geometrie (edifici, viabilità) derivate da ortoimmagini (aeree o satellitari), integrando dati CAD dei progetti di trasformazione urbana fornita dai progettisti, inserendo rilievi diretti in pieno campo fatti con le più diverse tecniche.

Adottare un procedimento di questo tipo significa utilizzare una banca dati  che è di fatto un mosaico di cartografie eterogenee, non coetanee e caratterizzate da parametri di precisione metrica molto differenti. Come utilizzare, gestire e certificare una base cartografica così strutturata?

I DB topografici potrebbero risolvere le problematiche tecnologiche di gestione ed aggiornamento dei dati, ma la vera questione è di ordine culturale. Bisogna innanzitutto che le Amministrazioni Pubbliche adeguino i processi di lavoro all’utilizzo di banche dati geospaziali eterogenee.

Prendere delle decisioni che hanno impatto sulla qualità della vita dei cittadini, sulle loro aspettative socio-economiche richiede basi informative che siano aggiornate e certe. Inoltre i tecnici necessitano di un contesto normativo chiaro ed adeguato alle innovazioni a cui sono esposti.

E questa chiarezza è fondamentale anche per i fornitori, affinché possano proporre soluzioni innovative che creino valore e non mettano in difficoltà i tecnici delle amministrazioni di fronte allo tsunami di dati che si sta abbattendo su di loro.

Quanti di voi  si sono di fatto trovati di fronte al dilemma di aver voluto adottare soluzioni innovative che avrebbero risolto problemi operativi, ma che avrebbero determinato grosse incertezze nei processi interni? E quanti alla fine hanno preferito desistere? Si tratta di fattori che costituiscono un ostacolo enorme all’innovazione delle Amministrazioni Pubbliche.

L’unica soluzione possibile è il coinvolgimento attivo di ogni soggetto operante nel settore della geomatica: dai ricercatori, ai fornitori fino ai tecnici della PA. Ma vanno create situazioni e contesti permanenti, nell’ambito dei quali ognuno possa fattivamente contribuire a trovare la strada giusta, attraverso il confronto continuo, la progettazione condivisa, la sperimentazione di nuove tecnologie, nuovi standard, l’emanazione di normative condivise con tutti i soggetti parte in causa.

Voi cosa ne pensate di tutto questo? Quali iniziative comuni potremmo avviare?

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  1. ciao
    io riesco ad integrare tutti i tipi di cartografia tanto che mi basta solo un click su google earth o google map per conoscere proprietà, superficie, forma, destinazione urbanistica, eventuali suddivisioni in base a diritti di godimento, reti tecnologiche, valori immobiliari e catastali, storico del fabbricato o terreno, confini, tracciamenti ecc.

  2. L’integrazione delle fonti a cui mi riferivo è più articolata. La semplice sovrapposizione di livelli informativi messi a disposizione da data provider attraverso servizi web come wms non crea problemi. In questi casi l’interrogazione dei livelli informativi e l’analisi visiva è sicuramente agevole ed efficace.
    Un po più complessa è la sovrapposizione di servizi wfs in quanto la congruità geometrica tra i livelli informativi potrebbe non essere garantita mettendo in crisi le analisi spaziali. I servizi wfs, infatti, consentono la elaborazione con le classiche tecniche gis di analisi spaziale anche attraverso la elaborazione automatizzata incrociando livelli informativi differenti.
    Nell’articolo mi riferivo ad un’altra questione, la integrazione di singole feature aggiornate da soggetti differenti con tecniche differenti all’interno di un data base geografico.
    In questi casi è il processo complessivo di produzione cartografica ad essere messo in crisi.

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