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Il telerilevamento da droni aerei: normativa, applicazioni e gestione dei dati

Gli UAV (Unmanned Aerial Vehicle), anche noti in italiano come Droni o APR (Aeromobili a Pilotaggio Remoto o SAPR), sono piattaforme caratterizzate dall’assenza del pilota a bordo e radiocomandate.

I droni, con le stampanti 3D, sono tra i trend tecnologici del 2014 e presentano un elevatissimo potenziale di sviluppo.

Il numero e la tipologia di droni e sensori sta incrementando significativamente, così come il volume di servizi erogati attraverso droni.

Con la loro diffusione aumentano anche i rischi connessi al loro utilizzo e sono frequenti gli allarmi dovuti a voli non autorizzati, come è successo a Parigi dove alcuni giornalisti sono stati arrestati per volo non autorizzato.

In Italia una risposta è venuta dall’ENAC, Ente Nazionale per l’Aviazione Civile, che ha recentemente emanato delle regole che limitano l’utilizzo dei droni e impongono un patentino per il loro utilizzo.

Nell’ambito della geomatica i droni si stanno diffondendo per numerose applicazioni low cost, in alcuni casi anche alternative alla fotogrammetria aerea tradizionale.

Questi strumenti, infatti, permettono il rilievo e la restituzione di informazioni vettoriali, ricostruzioni 3D, modelli digitali del terreno, consentendo, in particolare, un facile raggiungimento di aree inaccessibili (aree archeologiche, falesie costiere, ecc.), il monitoraggio in condizioni di rischio e la realizzazione di rilievi indoor.

I droni sono stati protagonisti del webinar durante il quale abbiamo affrontato con alcuni protagonisti del settore alcuni dei temi caldi. Oltre 120 partecipanti che durante i 90 minuti del webinar hanno sottoposto ai relatori domande e richieste di chiarimenti.

Innanzitutto abbiamo esaminato la normativa italiana ENAC, insieme a Michele Fazio – consigliere di ASSORPAS, l’Associazione delle imprese che operano piccoli veicoli a pilotaggio remoto. Fazio ha messo in evidenza come la normativa introdotta da ENAC sia fortemente restrittiva e potrebbe avere un impatto sigificativo sullo sviluppo del mercato dei droni e dei servizi correlati. In particolare la certificazione dei veicoli rappresenta, probabilmente, uno degli elementi più critici della normativa. (slide)

Per orientarci tra la moltitudine di droni e sensori disponibili sul mercato ci siamo confrontati con Marco Labate di Leica Geosystems e Antonio D’Argenio di PANOPTES.

Labate ha fornito una panoramica delle diverse tipologie di droni disponibili sul mercato mettendo in relazione gli ambiti applicativi con le dimensioni dei droni e l’ampiezza delle aree da investigare utilizzando come parametro di riferimento le caratteristiche dei droni della AIBOTIX. (slide)

D’Argenio ha presentato un punto di vista applicativo illustrando alcuni casi reali di utilizzo come il monitoraggio di impianti fotovoltaici e di linee elettriche ad alta tensione attraverso sensori termici montati su drone. Interessante la presentazione del sensore tutto italiano PANOPTES che è stato progettato e realizzato appositamente per essere montato su drone di piccole dimensioni. (slide)

Infine si è discusso di gestione ed elaborazione dei dati acquisiti da drone. I sensori montati su drone possono essere di numerose tipologie, da sensori ottici molto semplici come fotocamere commerciali a camere fotogrammetriche anche stereoscopiche, sensori iperspettrali, LiDAR.

Inoltre questi dati possono essere anche scaricati in tempo reale durante il volo e quindi è necessario disporre di soluzioni idonee a gestire flussi di dati.

Claudia Ceppi ha mostrato numerosi casi applicativi di elaborazione e gestione di tipologie di dati differenti attraverso i software della Hexagon Geospatial che supportano l’intero processo elaborativo per tutte le tipologie di sensori montati a bordo di un drone. Questa caratteristica risulta molto utile quando si punta ad incrementare la produttività e il valore dei servizi utilizzando dati acquisiti da sensori differenti. A queste funzionalità si aggiunge la capacità di gestire flussi video in tempo reale. I video acquisiti dal drone vengono inviate a terra e georeferenziati in tempo reale per poterle sovrapporre ad una cartografia o una ortofoto all’interno di un ambiente GIS. (slide)

Se ti sei perso l’appuntamento puoi rivedere la registrazione e le slide delle presentazioni al seguente link:
http://www.planetek.it/webinar_telerilevamento_da_droni_aerei

Hackathon Mhoo, il bello dell’Italia

Come si può convincere 80 persone a passare un sabato a discutere di mobilità, sviluppare codice e creare banche dati, rendendoli felici?

“…ovvero di come un manipolo di hacker, coder, opendatari ma anche (a)normali cittadini si sono divertiti con gli open data a Bari.”

Organizzando un hacktahon su open data e mobilità!

È quello che abbiamo fatto lo scorso sabato 8 novembre, per stimolare l’utilizzo degli open data della mobilità del Comune di Bari che abbiamo reso liberi nell’ambito del Living Lab Semina.

Abbiamo organizzato Mhoo -Mobile Hackathon on opendata con il contributo dei ragazzi di Open Data Bari.

All’hackathon i partecipanti hanno animato tre track: APPlichiamoci, per contribuire all’evoluzione delle App che utilizzano questi opendata; OSMosi, per caricare all’interno di Open Street Map i dati della mobilità di Bari; MYobility, per raccogliere idee e proposte da sottoporre all’amministrazione comunale.

Nella track APPlichiamoci è stata “adottata” dai partecipanti la WebApp OpenCity sviluppata da Giuseppe Zileni (http://opencity.gzileni.name). Alcuni partecipanti alla track hanno sviluppato delle routine di routing su server, che sono state integrate con OpenCity, mentre altri hanno “valorizzato” i contenuti dei portali web delle Ferrovie Sud-Est e Ferrovie Appulo Lucane, per rendere accessibili gli orari dei bus alla App.

Nella track OSMosi sono stati caricati i dati della mobilità sviluppando degli automatismi per popolare Open Street Map.

In MYobility è stata discussa la possibilità di attivare un servizio notturno di bus che possa connettere i posti caldi della vita notturna barese ed è stato analizzato il piano della mobilità ciclistica a Bari anche con il contributo del Dirigente della Mobilità del Comune.

Una bella sintesi dell’evento è la storify preparata da Pietro Giandonato (https://storify.com/pietroblu/mhoo14). Nel servizio di Rai3 (http://youtu.be/nVV89KsAXDg) con intervista a Simone Cortesi, Michelantonio Trizio e Massimo Zotti (da non perdere la maglietta!), che insieme a Paola Liliana Buttiglione e Giulio di Chiara hanno moderato le attività.

Segnaliamo anche alcuni interessanti articoli di report realizzati da:

Mentre a parte ci piace segnalarvi l’articolo  realizzato su MobilitàPalermo.org in cui Giulio Di Chiara, partecipante e moderatore dell’hackathon, ha realizzato un confronto tra Bari e Palermo sul tema mobilità.

Questi report dimostrano che durante l’hackathon si è lavorato e prodotto risultati tangibili, così come è nello spirito di questi eventi.

Ma di questa giornata mi resta un ricordo molto più grande delle pur incredibili soluzioni tecniche ideate e implementate con creatività e successo.

Mi resta il piacere di aver incontrato ragazzi con la voglia di confrontarsi, di scambiare idee.

Ragazzi che non si conoscevano, ma che in pochi minuti hanno creato una squadra in grado di motivarsi e di focalizzarsi sui risultati da raggiungere per realizzare qualcosa di buono, di utile.

Ragazzi che hanno dimostrato che se si lavora insieme, per una giusta causa, con entusiasmo, si possono raggiungere traguardi ambiziosi.

Ragazzi che trasmettono la voglia di provarci.

Bella gente che mi auguro di poter incontrare a febbraio al prossimo Open Data Day, quando renderemo disponibili, sempre in modalità open data, i dati del traffico desunti dalla velocità dei bus in tempo reale.

Di certo “la cosa più bella e sapere che c’è tanta bella gente”.

Con CosmoSkyMed si poteva prevenire il disastro ferroviario in Liguria

A che servono i satelliti? E’ una domanda che mi fanno spesso.

Me lo chiedono i tecnici, i politici, i dirigenti di aziende.

Ma me lo chiede mia madre che non ha ancora capito bene cosa faccio di mestiere. Se lo chiedono molti cittadini che vorrebbero capire come vengono spesi i loro soldi che, in qualità di contribuenti, versano nelle casse dello stato. E in questo momento storico siamo tutti molto sensibili su questo tasto.

Riuscire a dimostrare che gli ingenti investimenti che vengono realizzati dallo Stato nello sviluppo di infrastrutture tecnologiche hanno una ricaduta sulla qualità della vita dei cittadini è una priorità per tutti.

Ma andiamo ai fatti.

Nel gennaio scorso, nei pressi di Marina di Andora, comune della provincia di Savona, il crollo di un terrazzo di una villetta incombente sul tratto ferroviario Genova-Ventimiglia provocò il deragliamento di un treno.

Si poteva prevedere?

La risposta è SI.

Analizzando i dati storici acquisiti dalla costellazione Cosmo SkyMed è emerso che già da alcuni anni il terrazzo mostrava segni di cedimento.

A questo risultato sono giunti i tecnici di GAP, spinoff del Politecnico di Bari, partecipato dalla Planetek Italia, in collaborazione dei tecnici dell’ASI come si evince dalla notizia riportata sul sito del’ASI.

A questo punto viene spontaneo chiedersi: per quale motivo queste tecniche di monitoraggio non sono attive per individuare le criticità di dissesto idrogeologico presenti sul territorio nazionale?

Questa domanda viene spontanea se si pensa che la costellazione Cosmo SkyMed è un fiore all’occhiello della tecnologia nazionale. 4 satelliti progettati e realizzati in Italia con soldi Italiani.

Perchè non valorizzare questo investimento?

Perchè non si riesce a valorizzare questo investimento? Probabilmente manca quella capacità di valorizzare il made in Italy che viene spesso associato solo all’agroalimentare, al turismo e alla moda dimenticando che abbiamo in Italia delle eccellenze in numerosi settori. Nanotecnologie, meccanica di precisione, spazio sono alcune delle eccellenze Made in Italy.

Lo spazio come elemento su cui puntare per il rilancio dell’economia Italiana ed Europea è un tema che è stato già trattato su questo blog da Giovanni Sylos Labini in un precedente articolo.

Indubbiamente l’ASI negli ultimi mesi è stata messa sotto accusa per i noti scandali e quindi in questo momento gode di scarsa credibilità come soggetto pubblico. Ma se andiamo oltre e analizziamo i bilanci dell’ASI ci rendiamo conto che ha limitatissime capacità di manovra.

Dei 400 milioni di euro del bilancio complessivo oltre 300 vengono versati all’Agenzia Spaziale Europea come contributo italiano. Altri 50 sono spesi per la gestione corrente della struttura e ne restano a malapena altri 50 per gli investimenti innovativi in tutti i settori dalle missioni planetarie, alla osservazione della terra, alle missioni scientifiche. Una miseria se confrontata con i paesi europei con cui ci confrontiamo come Francia e Germania.

Quindi i satelliti possono contribuire alla prevenzione dei disastri ma per fare questo serve una politica spaziale lungimirante che miri a valorizzare investimenti ed eccellenze italiane nel lungo periodo. Investimenti che oltre alla realizzazione e gestione dei satelliti possano sostenere la crescita della domanda pubblica e privata per creare un contesto favorevole allo sviluppo di una offerta in grado di competere a livello internazionale. Non solo risorse economiche ma anche una macchina burocratica ed amministrativa in grado di valorizzare i risultati delle nuove tecnologie adeguando opportunamente i propri processi amministrativi.

Iniziative che salvano il territorio, le vite dei cittadini e creano posti di lavoro qualificati aumentando la competitività del sistema paese.