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	<title>Planetek Blog</title>
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	<description>Il blog di Planetek Italia</description>
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		<title>Geomatica Liquida</title>
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		<pubDate>Thu, 02 May 2013 15:53:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo Barbieri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Innovazione & Design]]></category>

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		<description><![CDATA[Nei primi anni di attività di Planetek Italia, ormai sono 19 , le conferenze a cui partecipavo lanciavano uno slogan che cercava di tracciare il trend tecnologico dell’anno. Da diversi anni questa abitudine è andata persa, probabilmente perché è complesso individuare un unico elemento chiave del processo di evoluzione. Siamo in un contesto molto dinamico, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p id="top" />
<p>Nei primi anni di attività di Planetek Italia, <a href="http://www.planetek.it/azienda/chi_siamo/ieri_oggi_e_domani">ormai sono 19</a> , le conferenze a cui partecipavo lanciavano uno slogan che cercava di tracciare il trend tecnologico dell’anno. Da diversi anni questa abitudine è andata persa, probabilmente perché è complesso individuare un unico elemento chiave del processo di evoluzione.<a rel="attachment wp-att-2338" href="http://blog.planetek.it/2013/05/02/geomatica-liquida/acqua_bolle-2/"><img class="alignright size-medium wp-image-2338" title="acqua_bolle" src="http://blog.planetek.it/files/2013/05/acqua_bolle1-300x190.jpg" alt="" width="300" height="190" /></a></p>
<p>Siamo in un contesto molto dinamico, con una vasta pluralità di tecnologie che lascia gli utenti liberi di scegliere la combinazione più congeniale alle proprie esigenze. In questo contesto di “<a href="http://www.sitosophia.org/recensioni/vita-liquida-di-zygmunt-bauman/">geomatica liquida</a>”, in cui &#8220;<em>le  situazioni in cui agiscono gli uomini si modificano prima che i  loro  modi di agire riescano a consolidarsi in abitudini e procedure</em>&#8221; (<a href="http://blog.planetek.it/wp-admin/Zygmunt_Bauman">Zygmunt Bauman</a>) si possono individuare dei punti fermi nei trend globali che incidono sui nostri comportamenti e hanno impatto nelle nostre future scelte.</p>
<p style="padding-left: 30px;"><em> </em></p>
<p>Tra questi ne analizziamo quattro, tra di loro profondamente interconnessi, che già incidono sul nostro modo di essere e di agire.</p>
<p><strong>More for less.</strong></p>
<p style="padding-left: 30px;">Le risorse sono meno disponibili e quindi bisogna essere in grado di fornire di più con meno. Maggiori funzionalità, migliori prestazioni, con minori investimenti. Risorse sempre meno disponibili sia per l’acquisto di tecnologie che per la loro gestione e manutenzione. Il riuso di dati e sistemi grazie all’open source e agli open data è un tentativo di risposta a questa tendenza. La riduzione di costi nel tempo generalmente coincide, in ambito tecnologico, con un miglioramento delle prestazioni. Ad esempio nel 2000, anno di inizio attività del satellite  <a href="http://www.planetek.it/prodotti/tutti_i_prodotti/ikonos">Ikonos</a>, le immagini costavano 35€ al kmq. Oggi dati con  risoluzione migliore possono costare anche meno della metà.</p>
<p><strong>Increased Mobility.</strong></p>
<p style="padding-left: 30px;"><strong> </strong>Il mondo sta diventando sempre più connesso. Dei 5 miliardi di telefoni mobili attivi nel mondo oltre 1 miliardo sono smartphone pari a 1/3 delle vendite dei telefoni. I tablet saranno oltre 600 milioni nel 2016. In Italia si stimano oltre 32 milioni di smartphone e 2,9 milioni di tablet che cresceranno rispettivamente a quasi 50 milioni e 12 milioni nel 2015. La produzione, la gestione e la fruizione di dati, informazioni, conoscenza è sempre più “<a href="http://www.corrierecomunicazioni.it/it-world/18761_ericsson-ecco-i-trend-ict-del-2013.htm">ovunque e sempre</a>”.  Questa evoluzione determina una convergenza nei processi di comunicazione come dimostrano Skype, WhatsApp, Facebook e Twitter.</p>
<p><strong>More data.<a rel="attachment wp-att-2345" href="http://blog.planetek.it/2013/05/02/geomatica-liquida/world_economic_forum/"><img class="size-thumbnail wp-image-2345 alignright" title="world_economic_forum" src="http://blog.planetek.it/files/2013/05/world_economic_forum-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></strong></p>
<p style="padding-left: 30px;">Si stima che ogni giorno si producono exabytes (pari a un numero seguito da 18 zeri!) di dati. Sono disponibili sensori, più potenti ed economici, che stanno creando immensi giacimenti informativi. Miliardi di oggetti sono connessi ad Internet e creando una rete globale di sensori utili per costruire le <a href="http://blog.planetek.it/tag/smart-city/">Smart City</a>. L’importanza di questi dati è tale che sono stati definiti una nuova classe di asset economici dell’economia mondiale al recente <a href="http://www.weforum.org/reports/big-data-big-impact-new-possibilities-international-development">World Economic Forum</a>.</p>
<p><strong>The cloud. </strong></p>
<p style="padding-left: 30px;">Usare servizi erogati via web rinunciando ad archiviare ed elaborare i propri  file sui propri server. Questo processo è favorito da architetture SOA e dalla virtualizzazione delle macchine che consente di disaccoppiare l’hardware dal software.  Un effetto del cloud è quello di poter applicare, alle soluzioni ICT , politiche di prezzo  “pay per use” o addirittura renderle disponibili gratuitamente. Un esempio è <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Google_Documenti">Google Docs</a> che consente di produrre, modificare e visualizzare documenti da qualsiasi computer o smartphone anche in modalità condivisa utilizzando applicazioni e archivi on-line senza alcun costo per l’utente. Il software quindi diventa una commodity.</p>
<p>Questi trend possono rappresentare una minaccia se non ci prepariamo nel modo giusto.</p>
<p>Come Planetek Italia abbiamo deciso di intervenire in anticipo per trasformare queste tendenze in opportunità per creare valore.</p>
<p><strong> </strong>Per questo motivo, ad esempio, abbiamo  deciso di progettare i nostri sistemi per favorirne il <strong>riuso</strong>. Tra questi voglio citarne alcuni di natura assai diversa e che vi invito a scoprire: <a href="http://www.planetek.it/prodotti/tutti_i_prodotti/getlod">GetLOD </a>che sarà presentato al <a href="http://www.geospatialworldforum.org/2013/index.htm">Word Geospatial Forum</a> di Rotterdam; il <a href="http://www.planetek.it/progetti/geoportale_inspire">Geoportale INSPIRE </a>che sarà presentato alla prossima <a href="http://inspire.jrc.ec.europa.eu/events/conferences/inspire_2013/">Conferenza INSPIRE</a> di Firenze e rilasciato in riuso dal JRC; il sistema <a href="http://www.digitpa.gov.it/sites/default/files/catalogo_pac/CEDOC%20Regione%20sardegna.pdf">CEDOC </a>per la gestione delle acque in Sardegna e il sistema <a href="http://it.calameo.com/read/0005790302f6ff6e2840e">OSAGIS</a> per la gestione delle banche dati ambientali di Arpa Puglia entrambi basati sul modello OSS definito da ISPRA.</p>
<p>Per favorire la circolazione della <strong>conoscenza </strong>all’interno della comunità geomatica nazionale abbiamo lanciato i <a href="http://www.planetek.it/formazione/webinar/geoxperience_webinar">Geoxperience Webinar</a>. Fino ad oggi abbiamo realizzato 20 webinar e programmiamo di organizzare 2 eventi al mese.</p>
<p>Anche la <a href="http://www.intergraph.com/global/it/">Intergraph</a> Corporation ha avviato da tempo un processo di rivisitazione completa dei prodotti in coerenza con questi trend. L’evoluzione va verso una <strong>convergenza </strong>tra Telerilevamento, GIS e Fotogrammetria per offrire soluzioni integrate a big data, smart cities e open data.  Maggiori informazioni sono disponibili nello speciale che abbiamo inserito nel prossimo numero di <a href="http://www.planetek.it/news_eventi/geoxperience_magazine">GeoXperience</a>.</p>
<p>Nelle 6 tappe del <a href="http://www.planetek.it/news_eventi/tutti_gli_eventi/2013/05/intergraph_geospatial_2013_world_tour">Geospatial Tour </a>che abbiamo organizzato a maggio ci confronteremo su questi temi per cercare di capire, tutti insieme, in che modo possiamo cogliere l’opportunità del <strong>cambiamento </strong>che ci vede come attori protagonisti indipendentemente dalla nostra volontà.</p>
<p>Perché, come insegna Charles Darwin:</p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>“It is not the strongest of the species that survives, nor the most intelligent, but the one most responsive to change.”</em></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Benessere equo sostenibile e indicatori [geospaziali]</title>
		<link>http://blog.planetek.it/2013/04/08/benessere-equo-sostenibile-e-indicatori-geospaziali/</link>
		<comments>http://blog.planetek.it/2013/04/08/benessere-equo-sostenibile-e-indicatori-geospaziali/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 08 Apr 2013 14:51:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo Barbieri</dc:creator>
				<category><![CDATA[4. Telerilevamento]]></category>
		<category><![CDATA[5. Data Sharing]]></category>
		<category><![CDATA[Infrastrutture dati territoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Pianificazione Territoriale]]></category>
		<category><![CDATA[benessere equo sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[comune di bari]]></category>
		<category><![CDATA[pianificazione urbana]]></category>
		<category><![CDATA[smart city]]></category>

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		<description><![CDATA[Indicatori differenti rappresentano punti di vista differenti della stessa realtà. La scelta degli indicatori, nonché della modalità in cui vengono realizzati, incide significativamente sulla nostra percezione della realtà e sulle decisioni che prendiamo. Ad esempio il PIL è inadeguato a rappresentare lo stato di salute delle nazioni e dei cittadini (vedi il discorso di Kennedy) [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p id="top" />
<p>Indicatori differenti rappresentano punti di vista differenti della stessa realtà. La scelta degli indicatori, nonché della modalità in cui vengono realizzati, incide significativamente sulla nostra percezione della realtà e sulle decisioni che prendiamo.</p>
<p>Ad esempio il PIL è inadeguato a rappresentare lo stato di salute delle nazioni e dei cittadini (<a title="Kennedy e il PIL" href="http://www.youtube.com/watch?v=grJNlxQsqtE">vedi il discorso di Kennedy</a>) e porta a derive nelle politiche di sviluppo del paese, tema molto attuale nella situazione socio-economica in cui ci troviamo (<a title="Ascanio Celestini e il PIL" href="http://www.youtube.com/watch?NR=1&amp;feature=fvwp&amp;v=H3A5dNOsTqg">video di Ascanio Celestini sul PIL</a>).</p>
<p><img class="alignright" title="misuredelbenessere" src="http://www.misuredelbenessere.it/fileadmin/templates/img/testata1.png" alt="" width="410" height="94" /></p>
<p>Per questo motivo, in linea con diverse <a href="http://www.misuredelbenessere.it/index.php?id=13">iniziative </a>avviate a livello internazionale, è stato attivato da ISTAT un progetto per la definizione di indicatori di BES, Benessere Equo Sostenibile, da utilizzare per rappresentare lo stato di benessere dei cittadini e contribuire a definire “che cosa conta davvero per l&#8217;Italia&#8221;.</p>
<p><em>“Il progetto per misurare il benessere equo e sostenibile – nato da un’iniziativa del Cnel e dell’Istat – si inquadra nel dibattito internazionale sul cosiddetto -superamento del Pil-, stimolato dalla convinzione che i parametri sui quali valutare il progresso di una società non debbano essere solo di carattere economico, ma anche sociale e ambientale, corredati da misure di diseguaglianza e sostenibilità.(<a title="BES" href="http://www.misuredelbenessere.it/">http://www.misuredelbenessere.it/</a>)&#8221;.</em></p>
<p>Gli indicatori BES che sono stati messi a punto dall&#8217;ISTAT sono 134 aggregati in 12 classi:</p>
<ol>
<li><a href="http://www.misuredelbenessere.it/index.php?id=25">Salute</a></li>
<li><a href="http://www.misuredelbenessere.it/index.php?id=27">Istruzione e      formazione</a></li>
<li><a href="http://www.misuredelbenessere.it/index.php?id=28">Lavoro e      conciliazione tempi di vita</a></li>
<li><a href="http://www.misuredelbenessere.it/index.php?id=26">Benessere      economico</a></li>
<li><a href="http://www.misuredelbenessere.it/index.php?id=29">Relazioni sociali</a></li>
<li><a href="http://www.misuredelbenessere.it/index.php?id=35">Politica e      istituzioni</a></li>
<li><a href="http://www.misuredelbenessere.it/index.php?id=30">Sicurezza</a></li>
<li><a href="http://www.misuredelbenessere.it/index.php?id=31">Benessere      soggettivo</a></li>
<li><a href="http://www.misuredelbenessere.it/index.php?id=32">Paesaggio e      patrimonio culturale</a></li>
<li><a href="http://www.misuredelbenessere.it/index.php?id=24">Ambiente</a></li>
<li><a href="http://www.misuredelbenessere.it/index.php?id=33">Ricerca e      innovazione</a></li>
<li><a href="http://www.misuredelbenessere.it/index.php?id=34">Qualità dei      servizi</a></li>
</ol>
<p>Tutti gli indicatori sono rappresentati cartograficamente e gli indicatori delle sezioni relative al Paesaggio e all&#8217;Ambiente sono prodotti attraverso la elaborazioni di informazioni geospaziali.</p>
<p>Per risultare efficaci gli indicatori di BES dovrebbero diventare parte integrante degli iter burocratici e amministrativi degli Enti per correlare politiche di governo, azioni amministrative e benessere dei cittadini alle fasi normative come ha evidenziato il Presidente dell&#8217;ISTAT Giovannini (video <a href="http://www.youtube.com/watch?v=mDgZfyffOTo">Presidente Giovannini</a>).</p>
<p><iframe width="420" height="236" src="http://www.youtube.com/embed/mDgZfyffOTo?rel=0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Produrre indicatori rappresentativi e statisticamente corretti è un processo complesso che richiede sia risorse economiche che capacità di pianificare ed organizzare, elementi che in questo momento scarseggiano nelle nostre amministrazioni pubbliche.</p>
<p>Cosa si può fare per non gravare ulteriormente sulle Amministrazioni Pubbliche?</p>
<p>Si può procedere ad un processo di semplificazione, normalizzazione e convergenza di tutti gli <a title="Indicatori Geospaziali per la VAS" href="http://blog.planetek.it/2012/01/27/indicatori-geospaziali-per-la-vas/">indicatori </a>che già vengono prodotti nei  Piani redatti dalle Pubbliche Amministrazioni (Direttiva 2001/42/CEE e D.lgs n. 152/2006).  <br class="spacer_" /></p>
<p>Nel  <a title="Comune di Bari aderisce al BES" href="http://www.comune.bari.it/portal/page/portal/bari/novitaPortale/notizie?idn=8265">workshop </a>organizzato dal Comune di Bari in concomitanza con l&#8217;adesione del Comune al progetto BES dell’ISTAT, ho evidenziato (vedi le slide) <a title="Indicatori BES" href="  http://www.slideshare.net/planetekitalia/preciso-bes-comunedibari"></a>che numerosi indicatori BES come il consumo di suolo, lo sprawl urbano, la frammentazione urbanistica sono già ampiamente adottati nei processi di pianificazione urbanistica.</p>
<p><iframe src="http://www.slideshare.net/slideshow/embed_code/18052148" width="427" height="356" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no" style="border:1px solid #CCC;border-width:1px 1px 0;margin-bottom:5px" allowfullscreen webkitallowfullscreen mozallowfullscreen> </iframe>
<div style="margin-bottom:5px"> <a href="http://www.slideshare.net/planetekitalia/preciso-bes-comunedibari" title="Gli indicatori geospaziali per valutare il benessere equo e sostenibile della città di Bari" target="_blank">Gli indicatori geospaziali per valutare il BES della città di Bari</a> from <a href="http://www.slideshare.net/planetekitalia" target="_blank">Planetek Italia</a></div>
<p>Per poter ottenere questa convergenza è però indispensabile che gli indicatori BES predisposti dall&#8217;ISTAT siano prodotti con una unica metodologia condivisa con le Amministrazioni Locali. Queste ultime contestualmente si devono impegnare ad adottare gli stessi indicatori del BES per la redazione e gestione dei piani urbanistici.</p>
<p>In questo modo gli indicatori BES si inseriscono in tutte le fasi del Piano: per definire gli obiettivi del piano (ad esempio zero <a title="Convegno ISPRA Consumo di Suolo" href="http://blog.planetek.it/2013/02/08/come-misurare-il-consumo-del-suolo/">consumo del suolo</a>) e lo stato dei luoghi (attraverso la misura dei trend di consumo del suolo negli anni precedenti), per valutare oggettivamente le scelte di piano tra le diverse opzioni disponibili (simulando il consumo di suolo attuando le diverse opzioni di pianificazione disponibili) e per monitorare e valutare l’efficacia del piano nel raggiungere gli obiettivi che erano stati definiti (misurando quanto suolo è stato consumato).</p>
<p>Collegare gli indicatori ai processi di piano consente di elevare il  loro ruolo da semplici descrittori della realtà a elementi basilari dei  processi decisionali. Questo processo di standardizzazione e convergenza riporterebbe il benessere dei cittadini al centro degli obiettivi della macchina amministrativa determinando ricadute positive in termini di semplificazione dei processi amministrativi, riduzione dei costi e miglioramento della qualità dei piani di governo del territorio.</p>
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		</item>
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		<title>Dati geografici liberi: la community delle idee</title>
		<link>http://blog.planetek.it/2013/04/02/dati-geografici-liberi-la-community-delle-idee/</link>
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		<pubDate>Tue, 02 Apr 2013 09:13:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo Barbieri</dc:creator>
				<category><![CDATA[1. Planetek News]]></category>
		<category><![CDATA[5. Data Sharing]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione & Design]]></category>
		<category><![CDATA[INSPIRE]]></category>
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		<category><![CDATA[opengeodata]]></category>

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		<description><![CDATA[Il tema degli OpenGeoData è importante e pensiamo che meriti hic et nunc un’attenzione speciale. Abbiamo seguito con interesse lo sviluppo della comunità degli OpenGeoData (vedi articolo) e ne abbiamo sostenuto la conferenza organizzando la sua diffusione via web organizzando lo streaming video. I dati liberi in formato Open rappresentano una opportunità che il sistema [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p id="top" />
<p dir="ltr">Il tema degli <strong>OpenGeoData</strong> è importante e pensiamo che meriti <em>hic et nunc</em> un’attenzione speciale.</p>
<p dir="ltr">Abbiamo seguito con interesse lo sviluppo della comunità degli OpenGeoData (<a title="Gli opendata, la solita storia" href="http://blog.planetek.it/2013/02/27/gli-opendata-la-solita-storia/">vedi articolo</a>) e ne abbiamo sostenuto la conferenza organizzando la sua diffusione via web organizzando lo<a href="http://www.planetek.it/formazione/webinar/webinar_report_conferenza_opengeodata_italia"> streaming video</a>.</p>
<p><img class="alignright size-medium wp-image-2246" style="color: #0000ee;" title="ideascale" src="http://blog.planetek.it/files/2013/04/ideascale-300x280.jpg" alt="" width="210" height="196" /></p>
<p dir="ltr">I dati liberi in formato Open rappresentano una opportunità che il sistema paese dovrebbe cogliere per favorire lo sviluppo di nuove iniziative imprenditoriali e contestualmente incrementare il livello di trasparenza che è alla base dei rapporti che legano cittadini e amministratori pubblici.</p>
<p dir="ltr">Quindi sosteniamo l&#8217;idea di creare un <strong>gruppo di lavoro</strong> aperto a tutti e che si appoggerà anche su quanto di buono e utile è stato fatto in analogia per il tema più generale degli <strong>OpenData</strong>.</p>
<p dir="ltr">Condividiamo l&#8217;idea che sono 3 i temi principali che vanno affrontati per sostenere lo sviluppo dei dati geografici liberi:</p>
<p><strong>Formazione</strong> &#8211; iniziative formative a medio, lungo termine riguardanti la formazione  su specifiche questioni di fondo (metadati, INSPIRE, standard,  soluzioni tecnologiche, ecc.)<strong></strong></p>
<p><strong>Informazione</strong> &#8211; iniziative di tipo divulgativo (filmati didattici e di promozione), così come webinar di taglio informativo su argomenti di approfondimento.</p>
<p><strong>Buone prassi</strong> &#8211; segnalazione e report di iniziative e progetti riguardanti geoportali  e portali open data, standard, apertura e liberazione di dati (ma non  solo) che possono essere prese a modello.</p>
<p dir="ltr">La <em><strong>community</strong> </em>su ideascale (<a href="http://geodatiliberi.ideascale.com/" target="_blank">geodatiliberi.ideascale.com</a>) alla quale intendiamo dare il nostro contributo è aperta a tutti e ci auguriamo che in molti aderiranno attivamente all&#8217;iniziativa.</p>
<p dir="ltr">Troverete le tre categorie Formazione, Informazione e Buone Prassi nelle quali  inserire idee e proposte, in modo tale da rendere il tutto più  organico.</p>
<p dir="ltr">Buon OpenGeoData a tutti!</p>
<p><iframe allowTransparency="true" src="http://geodatiliberi.ideascale.com/a/hotIdeasWidget.do" frameborder="0" scrolling="auto" style="width: 100%; height: 260px;"></iframe></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Crowdsourcing diversamente spontaneo</title>
		<link>http://blog.planetek.it/2013/03/14/crowdsourcing-diversamente-spontaneo/</link>
		<comments>http://blog.planetek.it/2013/03/14/crowdsourcing-diversamente-spontaneo/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 14 Mar 2013 10:52:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sergio Samarelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[5. Data Sharing]]></category>
		<category><![CDATA[captcha]]></category>
		<category><![CDATA[Google]]></category>
		<category><![CDATA[Street View]]></category>

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		<description><![CDATA[Mi vengono dei dubbi sui nuovi metodi che Google usa per riconoscere gli umani: non starà mica approffittando di me?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p id="top" />
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Stavo postando un <a href="http://www.massimozotti.it/2013/03/perche-anche-i-dati-satellitari-devono.html?showComment=1363165734547#c8466727570213152119" target="_blank">commento</a> sul blog di Massimo Zotti, che è gestito dalla piattaforma Blogger, di proprietà di Google.</p>
<p>Per postare il commento mi viene chiesto di dimostrare di non essere un robot, nella maniera più classica: quella di riconoscere del testo.</p>
<p>Questo e’ il compito che mi viene proposto:</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><a href="http://blog.planetek.it/files/2013/03/Immagine.png"><img class="alignnone size-full wp-image-2205" title="Immagine" src="http://blog.planetek.it/files/2013/03/Immagine.png" alt="" width="431" height="265" /></a></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>A me viene il sospetto che qualcuno stia cogliendo l&#8217;opportunità di farmi riconoscere o verificare un numero civico (l’idea di associare in questi <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/CAPTCHA" target="_blank">strumenti </a>un testo noto e uno non noto al sistema non è nuova, come si può leggere <a href="http://www.repubblica.it/2007/10/sezioni/scienza_e_tecnologia/libri-web/testi-antichi/testi-antichi.html" target="_blank">in questo articolo </a>). Il mio sospetto è confermato dal fatto che il test è superato con successo anche se sbaglio il numero.</p>
<p>E’ sicuramente una bella iniziativa di crowdsourcing. Ma il crowdsourcing non dovrebbe essere spontaneo? Io accetto volentieri di prestare la mia opera gratis a qualcuno che poi rende il dato pienamente utilizzabile da tutti. Ma google non mi consente di riusare i suoi dati per le mie attività.</p>
<p><a href="http://blog.planetek.it/files/2013/03/Immagine.jpg"></a></p>
<p>L’aspetto legale sui diritti di questo numero civico geolocalizzato è sicuramente molto complesso. Non credo che intenterò una causa a Google per vedere riconoscere il mio diritto di copyright sul numero civico 5116 di una strada che non so come si chiama in una città che non so quale sia (a differenza di Google che sa dove è stata scattata la foto).</p>
<p>Mi chiedo comunque: Sarà etico questo comportamento di Google?</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Gli Opendata, la solita storia</title>
		<link>http://blog.planetek.it/2013/02/27/gli-opendata-la-solita-storia/</link>
		<comments>http://blog.planetek.it/2013/02/27/gli-opendata-la-solita-storia/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 27 Feb 2013 15:13:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo Barbieri</dc:creator>
				<category><![CDATA[5. Data Sharing]]></category>
		<category><![CDATA[Linked Open Data]]></category>
		<category><![CDATA[open data]]></category>

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		<description><![CDATA[Che ne pensi degli OpenData? A me questi opendata mi sembrano la solita storia all&#8217;Italiana, una moda passeggera, tra qualche mese passato il santo passata la festa. Ora tutti a parlare di opendata, senza gli opendata non si può vivere, gli opendata sono il futuro su cui poggiare le citta intelligenti del futuro. Ma quale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p id="top" />
<p><em>Che ne pensi degli OpenData?</em></p>
<p>A me questi opendata mi sembrano la solita storia all&#8217;Italiana, una moda passeggera, tra qualche mese passato il santo passata la festa.</p>
<p>Ora tutti a parlare di opendata, senza gli opendata non si può vivere, gli opendata sono il <a title="Il futuro degli OpenData Geografici" href="http://blog.planetek.it/2012/12/09/il-futuro-degli-opendata-geografici/">futuro </a>su cui poggiare le citta intelligenti del futuro. Ma quale futuro? se non ho neanche i soldi per pagare i fornitori per i prodotti e servizi che mi hanno già fornito e che sto utilizzando. Altro che <a href="http://blog.planetek.it/2012/12/04/si-fa-presto-a-dire-crescita/">crescita </a>del paese ed etica delle Amministrazioni Pubbliche!</p>
<p><em>Lo so che in questo momento ve la passate male con la spending review, a proposito ma non si può usare un termine italiano che lo capisce pure mia madre?<br />
 </em></p>
<p>Senti non è solo problemi di soldi e che qui viene l&#8217;assessore e ti dice: <em>&#8220;Ingegnere, mio nipote</em> <em>mi dice che all&#8217;università tutti parlano dell&#8217;utilizzo degli opendata come il futuro della pubblica amministrazione. Grazie ai dati liberi ed accessibili la pubblica amministrazione sarà molto più efficiente. Ingegnere ne ho parlato con il sindaco ed è d&#8217;accordo, procediamo</em>&#8220;.</p>
<p>Procediamo? me proprio lui mi disse:&#8221; <em>ingegnere mi raccomando prima di pubblicare documenti sul sito voglio essere informato per darle l&#8217;ok!</em>&#8220;. E ora vuole pubblicare gli opendata. Solo i dati che gli piacciono vuole pubblicare. Voglio vedere se metto on line i dati del monitoraggio delle acque sotto la discarica che cosa succede!</p>
<p>Figurati se li pubblico come <a href="http://blog.planetek.it/2012/06/20/verso-i-linked-open-data-geografici/">linked opendata</a> a 5 stelle, si pensa che sto con Grillo!</p>
<p>Gli ho detto: &#8220;<em>Assessore non è una cosa così semplice fare gli opendata, le consiglio di vedere un paio di <a href="http://www.planetek.it/formazione/webinar/webinar_i_geoportali_e_gli_open_data_geografici">seminari </a>on line che spiegano cosa c&#8217;è dietro agli opendata geografici</em>&#8221; così almeno si rende conto di cosa sta parlando.</p>
<p><em>Si, ok, mi rendo conto che sei in una situazione complicata ma ormai tutti ne parlano e quindi ci sarà del vero.</em></p>
<p>Senti sabato scorso prima degli allenamenti con <a href="http://www.luduan.it/">Luduan</a>, a proposito abbiamo <a href="http://www.go-bari.it/index.php?id=pdf&amp;idT=19211&amp;tip=news">vinto la regata di domenica</a>, sono andato in Fiera a seguire il convegno sugli opendata. La sala era piena, un successo. Ho pure mandato un <a href="https://twitter.com/Barbieri1967/status/305250219895951360/photo/1">twitt </a>con la foto.</p>
<p><a href="http://blog.planetek.it/files/2013/02/Bari_OpenDataDay.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-2143" title="Bari_OpenDataDay" src="http://blog.planetek.it/files/2013/02/Bari_OpenDataDay-300x169.jpg" alt="" width="300" height="169" /></a>Poi a guardare bene mi sono reso conto che erano presenti molti ragazzi e fornitori di tecnologia e pochi soggetti pubblici proprietari di dati, il <a href="http://opendata.comune.bari.it/">Comune di Bari</a> e la <a href="http://www.dati.puglia.it/">Regione Puglia</a> che hanno avviato la pubblicazione degli opendata.</p>
<p><em>Vedi che si stanno muovendo.</em></p>
<p>Si ok, stanno pubblicando i dati ma a che servono? se nessuno ci fa sopra applicazioni a che servono? solo per poter dire &#8221; io sono a posto ho pure messo on line gli opendata&#8221;.  Per valorizzarli servono anche applicazioni e in questo momento in cui sono scarse le risorse bisogna essere in grado di farle &#8220;low cost&#8221;.</p>
<p><em>Insomma sei proprio scettico?</em></p>
<p>Non è che sono scettico, anzi gli OpenData sono sicuramente una opportunità per tutti. E che un po mi scoccia, ti sbatti, prepari i dati, li verifichi, decidi la <a href="http://www.massimozotti.it/2012/11/dati-territoriali-italiani-dove-sono-e.html">licenza </a>da usare, li pubblichi e poi gli altri ci fanno sopra le applicazioni e fanno la parte dei fighi con il lavoro tuo. E poi se sono privati ci fanno i soldi! A me chi me lo fa fare? che ci guadagno? solo rogne. Con i WebGis almeno i miei dati stavano sul mio sito, poi si sono inventati sta storia delle SDI e i miei dati possono essere visualizzati anche in siti diversi dal mio o usati direttamente in altre applicazioni. Con gli opendata io perdo completamente il controllo dei dati.</p>
<p><em>Però se questo può contribuire a creare valore per la collettività, a creare opportunità di posti di lavoro, a migliorare la efficienza della pubblcia amministrazione può portare benefici a tutti.</em></p>
<p>Senti, a me lo stipendio è sempre quello, che tutto questo casino serva a migliorare la collettività e da vedere. E poi voglio vedere alla prima critica sui dati che cosa farà l&#8217;assessore.  E la prossima giunta? Ad ogni votazione arrivano i nuovi e devono fare vedere che con loro ora tutto cambia e noi stiamo sempre a ricominciare da zero. Sono curioso di vedere che fine farà il portale <a href="http://www.opencoesione.gov.it/">opencoesione </a>fatto dal ministero quando il ministro Barca va via. Vedrai che lo fanno morire togliendogli i fondi.</p>
<p>Comunque giovedì 28 vado a Roma a seguire la <a href="http://www.opengeodata.it/">conferenza </a>sugli opendata geografici organizzata da Biallo, quello di Mondogis. Dicono che si è iscritta una marea di gente, oltre 500 e più di 100 persone per seguirla <a href="http://www.planetek.it/news_eventi/tutti_gli_eventi/2013/01/conferenza_opengeodata_italia">on line</a>. Voglio proprio vedere se oltre a presentare i vantaggi ci sarà qualcuno che si alza e parla dei problemi!</p>
<p>Che poi sono proprio curioso di vedere chi sono tutti questi interessati agli opendata geografici e se sono capaci di aprire un <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Resource_Description_Framework">RDF </a>e usarlo.</p>
<p><em>Come vedi anche sui dati geografici si stanno muovendo molte cose altrimenti non ci sarebbero tutti questi iscritti iscritti alla conferenza.</em></p>
<p>Tra i casi di successo ci sono quelli della Regione Emilia Romagna che fanno <a href="http://www.planetek.it/prodotti/tutti_i_prodotti/getlod">vedere </a>le loro applicazioni. Ma quelli sono partiti da anni, hanno avuto indicazioni chiare e hanno usato le  risorse anche per creare una comunità a livello regionale. Li la gente chiede questi servizi innovativi. Se non hai la spinta dal basso è solo una scelta del singolo dirigente o politico che poi è esposto al fuoco nemico.</p>
<p><em>Quindi gli opendata diventeranno una cosa &#8220;normale&#8221; quando serviranno ad erogare servizi utili ai cittadini altrimenti è solo tecnologia.</em></p>
<p>Penso proprio di si. Comunque la verità è che abbiamo bisogno di tempo per renderci conto che i dati sono di tutti e che i cittadini hanno il diritto di poterli utilizzare liberamente.</p>
<p>(intervista immaginaria ad un funzionario pubblico sugli open data, non ci sono riferimenti specifici a fatti realmente accaduti anche se possono sembrare molto vicini alla realtà)</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Come Misurare il Consumo del suolo?</title>
		<link>http://blog.planetek.it/2013/02/08/come-misurare-il-consumo-del-suolo/</link>
		<comments>http://blog.planetek.it/2013/02/08/come-misurare-il-consumo-del-suolo/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 08 Feb 2013 08:03:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo Barbieri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi e Novità]]></category>
		<category><![CDATA[Monitoraggio Ambientale]]></category>
		<category><![CDATA[Pianificazione Territoriale]]></category>
		<category><![CDATA[consumo di suolo]]></category>
		<category><![CDATA[soil sealing]]></category>

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		<description><![CDATA[Il suolo è “una risorsa limitata” ha dichiarato il sottosegretario Braga nel suo intervento di apertura al convegno “Il Consumo del suolo: lo stato, le cause e gli impatti” organizzato da ISPRA ( video e presentazioni). Una dichiarazione che però non descrive tutta la gravità del fenomeno del Consumo di Suolo. Il suolo non è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p id="top" />
<p>Il suolo è “<strong>una risorsa limitata</strong>” ha dichiarato il sottosegretario Braga nel suo intervento di apertura al convegno “Il Consumo del suolo: lo stato, le cause e gli impatti” organizzato da ISPRA (<a href="http://www.isprambiente.gov.it/it/events/il-consumo-di-suolo-lo-stato-le-cause-e-gli-impatti-1/il-consumo-del-suolo-presentazioni-e-video-degli-interventi"> video e presentazioni</a>).</p>
<p>Una dichiarazione che però non descrive tutta la gravità del fenomeno del Consumo di Suolo.<a href="http://blog.planetek.it/files/2013/02/consumosuolo2.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-2084" style="border: 1px solid black;" title="consumosuolo2" src="http://blog.planetek.it/files/2013/02/consumosuolo2-169x300.jpg" alt="" width="169" height="300" /></a></p>
<p>Il suolo non è semplicemente una risorsa che si esaurisce e che, quando incomincia a scarseggiare, possiamo sostituire o surrogare con un’altra, ad esempio il petrolio con il gas o con energia prodotta da fonti rinnovabili come eolico o fotovoltaico.</p>
<p>Il suolo svolge naturalmente le sue funzioni indipendentemente dall&#8217;utilizzo dell&#8217;uomo: fa vivere le piante che producono ossigeno e cibo, assorbe acqua e la conserva, mitiga il clima, blocca la CO2, è fonte di biodiversità e un’altra infinità di cose (vedi <a href="http://www.youtube.com/embed/Rs7MV5yIhKE?rel=0">video </a>di Terribile).</p>
<p>Se il suolo scompare, scompaiono per sempre i suoi benefici e scompare l’uomo.</p>
<p>Nel&#8217;intervento di apertura (<a href="http://www.youtube.com/embed/_Jnwqg3xTuU?rel=0">video</a>) il Presidente di ISPRA De Bernardinis ha evidenziato che<strong> non è ancora stato definito come affrontare il problema del consumo del suolo. </strong></p>
<p>La individuazione di soluzioni del problema non può prescindere dalla <strong>corretta  misura</strong> del fenomeno e dalla <strong>condivisione con i cittadini</strong> dei risultati della misura, delle cause e degli impatti. La consapevolezza della gravità del fenomeno del consumo di suolo è alla base di scelte di tipo politico che i cittadini sono chiamati a fare.</p>
<p>L&#8217;importanza che i cittadini danno al tema del consumo del suolo è confermata anche dalla rilevante eco che il convegno ha avuto sui media. I cittadini inoltre cominciano ad organizzarsi autonomamente per dire la loro su questo tema (vedi http://www.stopalconsumoditerritorio.it).</p>
<p>Durante i lavori è emerso chiaramente che una delle cause principali del consumo del suolo è la scelta di privilegiare gli interessi del singolo, attraverso la rendita fondiaria, al posto degli interessi della collettività (vedi <a href="http://www.youtube.com/embed/zEg3bxn2W64?rel=0">video</a> Berdini e <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/07/una-colata-di-cemento-ci-seppellira/491924/">articolo</a> sul Blog). La Pianificazione urbanistica attuale dimostra di essere inadeguata per salvaguardare il territorio. Se le previsioni di tutti i piani urbanistici della Lombardia fossere corrette, in pochi anni si dovrebbe raddoppiare la superficie urbanizzata (vedi <a href="http://www.youtube.com/embed/5u7Y0wCsaO8?rel=0">video </a>intervento di Pilleri).</p>
<p>L’impatto del consumo del suolo può essere devastante. Nel Bel Paese si è andato incontro ad un progressivo degrado paesaggistico che impatta anche significativamente sulla capacità di competere nel mercato internazionale del turismo. Eravamo i primi in Europa e ora siamo terzi dopo Francia e Spagna.</p>
<p>Sono emersi anche impatti significativi sulla capacità di soddisfare le esigenze alimentari. Da uno studio della FAO presentato dal JRC (Joint Research Centre) l<strong>&#8216;Italia non è autosufficiente nella produzione di derrate alimentari</strong> (vedi <a href="http://www.youtube.com/embed/LBvV4HuNQD0?rel=0">video </a>di Gardi). E con la progressiva perdita di suolo il problema si aggrava.</p>
<p><strong>Unità di misura: metri quadri o kg di cibo</strong>?</p>
<p>Per descrivere efficacemente ai cittadini la gravità del fenomeno del consumo del suolo è fondamentale adottare le corrette unità di misura per rappresentare il fenomeno. Scegliere se descrivere il fenomeno in ha/anno di suolo perso, oppure in kg di cibo/anno persi, o attraverso il numero di persone che quel suolo perso avrebbe potuto sfamare, è determinante per poter spiegare meglio quello che sta succedendo.</p>
<p>Più efficace riportare che in Italia vengono persi 8 mq al secondo o che in Europa si perdono 1.000 kmq di suolo? Oppure è più efficace evidenziare che si perde una produzione equivalente di 6 milioni di tonnellate di frumento, pari a circa il 15% della produzione della Francia?</p>
<p><a href="http://blog.planetek.it/files/2013/02/consumosuolo1.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-2081" title="consumosuolo1" src="http://blog.planetek.it/files/2013/02/consumosuolo1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p><strong>Metodi di misura</strong></p>
<p>Sulla misura del consumo del suolo è stato confermato che ci sono e vengono adottati <strong>metodi differenti</strong> che producono risultati differenti e quindi la loro armonizzazione è fondamentale per poter disporre di dati omogenei e confrontabili (vedi <a href="http://www.youtube.com/embed/gJced6vT-4U?rel=0">video</a> intervento di Cruciani).</p>
<p>Questo è un problema complesso, ogni soggetto che si è cimentato nella misura e monitoraggio del fenomeno ha ormai una sua storia in termini di metodologie applicate e dati prodotti. Le metodologie che possono essere adottate per misurare il consumo di suolo sono di tipo cartografico o campionario. ISPRA ha presentato un&#8217;analisi comparativa (vedi <a href="http://www.youtube.com/embed/4R7jkSnxVrc?rel=0">video</a> Munafò) tra i dati di consumo di suolo in Italia prodotti con metodo campionario direttamente da ISPRA, classificando oltre 150.000 punti a livello nazionale, e i dati Soil Sealing, metodo cartografico, prodotti a livello europeo dall&#8217;Agenzia Europea dell&#8217;Ambiente (EEA) attraverso la elaborazione di immagini satellitari (elaborazione effettuata da Planetek Italia <a href="http://www.youtube.com/watch?v=MNeuj5ksZCA#t=0h4m10s">video</a> e <a href="http://www.slideshare.net/planetek/geoland2-workshop-asita201101sousa">slide</a><a href="http://blog.planetek.it/2011/12/13/gmes-dati-informazioni-e-buone-pratiche/"></a>). Questa analisi ha evidenziato una buona coerenza tra i dati ottenuti con le due metodologie e questo risultato fa ben sperare sulla possibilità di utilizzare, in riuso, i dati che saranno prodotti periodicamente a livello europeo per monitorare il consumo del suolo. In questo momento storico di forte spending review la possibilità di valorizzare gli investimenti già fatti da altri soggetti istituzionali è un elemento di sicuro interesse.</p>
<p><strong>Scala di analisi</strong></p>
<p>Oltre alle metodologie, un fattore determinante nei risultati è la <strong>scala di analisi</strong>. Scale di precisione diverse fanno emergere valori diversi del fenomeno,  passando dal Corine Land Cover al 1:100.000 ad una carta di uso del suolo derivata da CTR 1:5.000 il valore del consumo del suolo può anche raddoppiare.</p>
<p>Come si può far coesistere dati di consumo del suolo ottenuti su area vasta con dati prodotti a scala locale con elevato grado di precisione metrica? Questo è sicuramente un tema che deve essere ulteriormente investigato per creare una continuità logica tra il monitoraggio fatto a livello continentale e nazionale con il monitoraggio che le amministrazioni locali sono chiamate a realizzare per verificare l’impatto delle proprie attività di pianificazione territoriale. (vedi <a href="http://www.youtube.com/embed/oaFGS1lBm6c?rel=0">video </a>di Berlingeri e <a href="http://www.youtube.com/embed/C0NjLFXvAe4?rel=0">video</a> Foccardi)</p>
<p>A livello teorico la soluzione più semplice sarebbe di produrre il dato ad alta risoluzione a livello locale e procedere con il mosaico di questi dati locali per disporre di un dato aggregato nazionale. Ma sappiamo che la pratica è un’altra storia. In Italia ci sono ancora regioni che non hanno una Carta Tecnica Regionale e sono pochissime quelle che hanno una strategia di aggiornamento. Nessuna prevede di aggiornare la cartografia con una frequenza di aggiornamento compatibile con le esigenze di monitoraggio del consumo del suolo – che tra l’altro non sono definite da un punto di vista temporale – per cui quest’approccio non risulta applicabile.</p>
<p>Cosa fare quindi? Le domande che richiedono risposte sono molte e un confronto continuo tra i tecnici su questo tema può sicuramente aiutare a trovare le giuste soluzioni tecniche.</p>
<p>Per chi è interessato ad approfondire il tema suggerisco:</p>
<ul>
<li><a href="http://ec.europa.eu/environment/soil/pdf/guidelines/pub/soil_it.pdf">Orientamenti in materia di buone pratiche per limitare, mitigare e compensare l’impermeabilizzazione del suolo</a></li>
<li><a href="http://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/stato-dellambiente/qualita-d%20ellambiente-urbano-viii-rapporto.-edizione-2012">Rapporto sulla qualità dell’ambiente urbano</a></li>
</ul>
<p>In alcuni miei post precedenti trovate altri link e approfondimenti:</p>
<ul>
<li><a href="http://blog.planetek.it/2013/01/30/il-consumo-di-suolo-lo-stato-le-cause-e-gli-impatti/">Il Consumo del Suolo: Lo stato , le cause e gli impatti</a></li>
<li><a href="http://blog.planetek.it/2012/10/04/dalle-smart-city-al-consumo-di-suolo-una-societa-di-convegni%E2%80%A6/">“Dalle Smart city al consumo del suolo, una società di convegni….”</a></li>
<li><a href="http://blog.planetek.it/2012/09/20/uno-stop-al-consumo-del-suolo-con-il-ddl-del-governo-monti/">“Uno stop al consumo del suolo con il DDL del governo Monti?</a></li>
<li><a href="http://blog.planetek.it/2012/02/11/vas-il-peccato-originale/">“VAS il peccato originale”</a></li>
<li><a href="http://blog.planetek.it/2012/01/27/indicatori-geospaziali-per-la-vas/">“Indicatori geospaziali per la VAS”</a></li>
<li><a href="http://blog.planetek.it/2011/12/13/gmes-dati-informazioni-e-buone-pratiche/">GMES dati, informazioni e buone pratiche</a> </li>
</ul>
<p><br class="spacer_" /></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Il consumo di suolo: lo stato, le cause e gli impatti</title>
		<link>http://blog.planetek.it/2013/01/30/il-consumo-di-suolo-lo-stato-le-cause-e-gli-impatti/</link>
		<comments>http://blog.planetek.it/2013/01/30/il-consumo-di-suolo-lo-stato-le-cause-e-gli-impatti/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 30 Jan 2013 17:03:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo Barbieri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi e Novità]]></category>
		<category><![CDATA[Monitoraggio Ambientale]]></category>
		<category><![CDATA[Pianificazione Territoriale]]></category>
		<category><![CDATA[consumo di suolo]]></category>
		<category><![CDATA[copernicus]]></category>
		<category><![CDATA[gmes]]></category>
		<category><![CDATA[pianificazione urbana]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Il tema del consumo del suolo dovuto all’espansione urbana sta assumendo un’importanza crescente nel contesto della sostenibilità ambientale e della pianificazione territoriale.&#8221; Così incomincia la descrizione del convegno organizzato da ISPRA dal titolo &#8220;Il consumo di suolo: lo stato, le cause e gli impatti&#8221; che si terra a Roma il prossimo 5 febbraio (programma). La [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p id="top" />
<p><em> &#8220;Il  tema del consumo del suolo dovuto all’espansione urbana sta assumendo  un’importanza crescente nel contesto della sostenibilità ambientale e  della pianificazione territoriale.&#8221;</em></p>
<p>Così incomincia la descrizione del convegno organizzato da ISPRA dal titolo &#8220;Il consumo di suolo: lo stato, le cause e gli impatti&#8221; che si terra a Roma il prossimo 5 febbraio (<a title="ISPRA" href="http://www.isprambiente.gov.it/it/news/il-consumo-di-suolo-lo-stato-le-cause-e-gli-impatti.-roma-5-febbraio">programma</a>).</p>
<p>La salvaguardia del suolo sta diventando, per fortuna, sempre più una priorità nell&#8217;agenda europea ed ora, anche grazie alla visibilità data dalla proposta di legge del Ministro Catania, anche in Italia.</p>
<p>Sono numerosi gli aspetti che vanno analizzati per una corretta comprensione del fenomeno del consumo del suolo.</p>
<p>Prima di tutto <strong>non esiste una definizione univoca di consumo del suolo</strong>. Non possiamo discutere di un fenomeno così grave e non concordare neanche sul suo significato.</p>
<p>Il consumo del suolo deve essere <strong>misurato con metodologie standardizzate</strong> e oggettive. Attualmente le diverse amministrazioni  adottano diverse metodologie sulla base dei dati a loro disposizione che producono risultati differenti non confrontabili.</p>
<p>A livello europeo è stato attivato dal 2006 un servizio di monitoraggio da parte dell&#8217;Agenzia Europea dell&#8217;Ambiente nell’ambito del programma Copernicus  (già noto come <a href="http://blog.planetek.it/2011/12/13/gmes-dati-informazioni-e-buone-pratiche/">GMES </a>- Global  Monitoring for Environment and Security),  il riuso di questi dati può essere una interessante opportunità (vedi <a href="http://www.attiasita.it/ASITA2012/Pdf/ASITA1013-1394.pdf">articolo </a>e video presentati ad Asita2012).</p>
<p>La<strong> comprensione delle cause</strong> del consumo del suolo è fondamentale per poter intervenire in modo efficace nella loro rimozione. Spesso si è portati ad associare in modo univoco il consumo di suolo a fenomeni di urbanizzazione ma va evidenziato che non è l&#8217;unica causa.</p>
<p>Il Consumo del suolo ha un <strong>impatto </strong>notevole su molteplici aspetti che vanno dalla mutazione delle condizioni microclimatiche, all&#8217;innesco di fenomeni di dissesto fino alla sostenibilità alimentare dei popoli. La definizione degli impatti reali sulla vita dell&#8217;uomo  risulta fondamentale per far uscire questo tema dalla cerchia ristretta dei ricercatori e portarlo all&#8217;attenzione dei cittadini.</p>
<p>Il convegno organizzato da ISPRA mira proprio a diffondere la consocenza su questi temi, così come ci spiega Michele Munafò di ISPRA nella video intervista.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>
<object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="560" height="315" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/rFfW8Qj7R2E?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="560" height="315" src="http://www.youtube.com/v/rFfW8Qj7R2E?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object>
</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Per chi è interessato ad approfondire il tema suggerisco:</p>
<ul>
<li><a href="http://ec.europa.eu/environment/soil/pdf/guidelines/pub/soil_it.pdf">Orientamenti in materia di buone pratiche per limitare, mitigare e compensare l&#8217;impermeabilizzazione del suolo</a></li>
<li><a href="http://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/stato-dellambiente/qualita-d ellambiente-urbano-viii-rapporto.-edizione-2012">Rapporto sulla qualità dell&#8217;ambiente urbano</a></li>
</ul>
<p>In alcuni miei post precedenti trovate altri link e approfondimenti:</p>
<ul>
<li><a href="http://blog.planetek.it/2012/10/04/dalle-smart-city-al-consumo-di-suolo-una-societa-di-convegni%E2%80%A6/">“Dalle Smart city al consumo del suolo, una società di convegni&#8230;.&#8221;</a></li>
<li><a href="http://blog.planetek.it/2012/09/20/uno-stop-al-consumo-del-suolo-con-il-ddl-del-governo-monti/ ">&#8220;Uno stop al consumo del suolo con il DDL del governo Monti?</a></li>
<li><a href="http://blog.planetek.it/2012/02/11/vas-il-peccato-originale/">&#8220;VAS il peccato originale&#8221;</a></li>
<li><a href="http://blog.planetek.it/2012/01/27/indicatori-geospaziali-per-la-vas/">&#8220;Indicatori geospaziali per la VAS&#8221;</a></li>
</ul>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Una lunga storia&#8230;</title>
		<link>http://blog.planetek.it/2013/01/14/una-lunga-storia/</link>
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		<pubDate>Mon, 14 Jan 2013 15:54:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo Barbieri</dc:creator>
				<category><![CDATA[1. Planetek News]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi e Novità]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione & Design]]></category>
		<category><![CDATA[Mission e Responsabilità Sociale]]></category>

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		<description><![CDATA[Dal 1994 ne sono cambiate di cose. Eravamo in 4, internet praticamente non esisteva, nessuno aveva un indirizzo e-mail perché si usavano solo i fax, google non esisteva ed usavo Altavista, la Sun 2 con Unix su cui girava ArcInfo4 era una bomba e i manuali di ArcInfo riempivano un armadio a 2 ante. Se [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p id="top" />
<p>Dal 1994 ne sono cambiate di cose.</p>
<p>Eravamo in 4, internet praticamente non esisteva, nessuno aveva un indirizzo e-mail perché si usavano solo i fax, google non esisteva ed usavo Altavista, la Sun 2 con Unix su cui girava ArcInfo4 era una bomba e i manuali di ArcInfo riempivano un armadio a 2 ante.</p>
<p>Se sapevi cosa erano i GIS eri un marziano, se sapevi aprire una immagine satellitare quasi ti davano il nobel (non scherzo, mi ricordo che un cliente ci chiese quasi supplicando di aprirgli un archivio di Landsat e Spot che aveva pagato e non riusciva vedere!)</p>
<p>Le mappe non erano pubblicate on-line sui siti web.</p>
<p>I satelliti avevano una risoluzone di 30 metri e passavano una volta al mese.</p>
<p>I GPS avevano l&#8217;errore e sballavano di centinaia di metri.</p>
<p>Il cellulare non aveva il GPS con il navigatore.</p>
<p>Il CAD era il principale competitor del GIS (e per alcuni lo è anche tuttora!!).</p>
<p>Da allora abbiamo fatto nascere altre 3 aziende, ora siamo più di 50 nel gruppo.</p>
<p>Siamo cresciuti, facciamo belle cose e, soprattutto, in questi 19 anni  abbiamo incontrato tanta bella gente da cui abbiamo imparato tanto.</p>
<p>Crediamo nella cooperazione: &#8220;da soli si va veloci, ma insieme si va lontano&#8221; recita un vecchio detto africano.</p>
<p>Condividere il sapere, operare in modo onesto, sincero e professionale è il modo migliore che conosciamo per poter sviluppare relazioni durature.</p>
<p>Ho pensato di riassumere in una timeline l&#8217;evoluzione del mondo in cui operiamo attraverso la nostra storia.</p>
<p>Buon 2013 a tutti</p>
<p>Vincenzo</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><strong><a href="http://embed.verite.co/timeline/?source=0AmnOBy7RtDEGdDhONzlMem9VcDRBVUlYVENaTUNranc&amp;font=Bevan-PotanoSans&amp;maptype=toner&amp;lang=en&amp;height=650" target="_blank">Clicca qui per vedere la Timeline a tutto schermo</a></strong><br />
(e se la tua versione di internet explorer non fa vedere l&#8217;embedding)</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><iframe src='http://embed.verite.co/timeline/?source=0AmnOBy7RtDEGdDhONzlMem9VcDRBVUlYVENaTUNranc&#038;font=Bevan-PotanoSans&#038;maptype=toner&#038;lang=it&#038;width=600&#038;height=650' width='600' height='650' frameborder='0'></iframe></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Il futuro degli opendata geografici?</title>
		<link>http://blog.planetek.it/2012/12/09/il-futuro-degli-opendata-geografici/</link>
		<comments>http://blog.planetek.it/2012/12/09/il-futuro-degli-opendata-geografici/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 09 Dec 2012 17:14:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Zotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[5. Data Sharing]]></category>
		<category><![CDATA[Catalogazione automatica dati]]></category>
		<category><![CDATA[Infrastrutture dati territoriali]]></category>

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		<description><![CDATA[Siamo passati dal paradigma dell'interoperabilità a quello dell'interconnessione dei dati. Il RNDT può diventare il catalogo nazionale dei dati geografici liberi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p id="top" />
<p>Inizia a piovere. Qualcuno ferma un taxi, il giornalaio copre le riviste con del cellophane, ed un pachistano appare dal nulla con la sua collezione di ombrelli variegati.</p>
<p>Sotto un portico, un uomo e una donna si salutano. &#8211; Che ci fai qua ?</p>
<p>- Hashtag aveva voglia di fare quattro passi, adesso rientriamo. &#8211; Lei accarezza il muso del suo dalmata che scodinzola, evidentemente attratto dall&#8217;ambulante e dal suo carico multicolore.</p>
<p>-  Sai, ho fatto tesoro del tuo consiglio e martedì scorso ho seguito <a title="Webinar sui dati LiDAR" href="http://www.planetek.it/formazione/corsi_on_line/webinar_massimizzare_il_valore_delle_nuvole_di_punti_lidar_la_suite_intergraph_erdas" target="_blank">il webinar di Planetek sui dati LiDAR</a>. Molto interessante, avevi ragione. Mi è piaciuto.</p>
<p>- Domani ne fanno un altro, secondo me sarà buono anche quello..</p>
<p>- Quello sul <strong><a title="Webinar open data e RNDT" href="http://www.planetek.it/formazione/corsi_on_line/webinar_metadati_e_dati_liberi_fare_coesistere_rndt_inspire" target="_blank">catalogo dei dati territoriali e gli open data</a></strong>, ho visto. A che ora è?</p>
<p>- Beh, i webinar li fanno sempre alle 12, e durano un’ora circa. In realtà ho visto il programma ed hanno un sacco di roba da discutere&#8230;</p>
<p>Hashtag si accuccia, forse ha capito che la conversazione sta prendendo una piega impegnativa. Attorno i passanti si muovono frettolosi in questo ordinario giorno di dicembre, tra luminarie natalizie e asfalto saponetta.</p>
<p>- Interverranno Gabriele Ciasullo e Antonio Rotundo dell&#8217;Agenzia per l&#8217;Italia Digitale. Io per esempio ho saputo del webinar<a href="http://www.rndt.gov.it/RNDT/home/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=81:webinar-su-metadati-rndt-e-dati-liberi&amp;catid=7&amp;Itemid=225"><img class="alignright" title="Logo RNDT" src="http://www.rndt.gov.it/RNDT/home/images/yootheme/logo_RNDT.png" alt="Logo RNDT" width="250" height="77" /></a> leggendolo proprio <a title="Webinar open data e RNDT" href="http://www.rndt.gov.it/RNDT/home/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=81:webinar-su-metadati-rndt-e-dati-liberi&amp;catid=7&amp;Itemid=225" target="_blank">sul sito del RNDT</a>. &#8211; dice lei.</p>
<p>- A me incuriosisce questa cosa di rintracciare i dati territoriali liberi usando il Repertorio Nazionale dei Dati Territoriali come catalogo&#8230;</p>
<p>- Bravo, questo è uno degli aspetti interessanti. Nel  RNDT infatti è possibile indicare, nel descrivere i dati territoriali, se ci sono eventuali vincoli  di accesso e di fruibilità, o se invece i dati sono disponibili in modo libero, come <em>opendata</em>.</p>
<p>- E si fa attraverso i metadati, giusto? Quando io descrivo il dato territoriale, devo anche specificare quale tipo di licenza d&#8217;uso sia associata al dato stesso..?</p>
<p>- Esatto! &#8211; si entusiasma la donna &#8211; Un altro aspetto molto importante, e secondo me molto innovativo, è il lavoro che questi stanno facendo nella direzione dei dati liberi e collegabili!</p>
<p>- Parli dei Linked Open Data? Io mica c&#8217;ho capito niente di &#8216;sta cosa, mi sembra ipertecnica&#8230;</p>
<p>Hashtag si sdraia sul marciapiede ed abbassa le orecchie, rassegnato.</p>
<p>- Si, detta così non si capisce. &#8211; risponde lei &#8211; Ma è semplice, guarda. Il dato territoriale, per la sua stessa natura, può servire a collegare informazioni che provengono da fonti diverse. Pensa alle informazioni meteo, che ti dicono se su questo quartiere piove, e le informazioni sul traffico, che ti dicono quanto traffico c&#8217;è su questa strada: queste informazioni sono collegate, potenzialmente &#8220;linkabili&#8221;, dal loro riferirsi a questo posto. Però se tu non hai un computer che riesce a collegare automaticamente queste informazioni tra loro, dovrai sempre fare tutto a mano&#8230; ed il risultato è che ci farai poco o nulla.</p>
<div class="mceTemp">
<dl class="wp-caption alignright" style="width: 310px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.chefuturo.it/2012/12/wasted-datafood"><img title="OpenTorte " src="http://www.chefuturo.it/wp-content/uploads/2012/12/dikw-300x277.png" alt="Data - Information - Presentation - Knowledge" width="300" height="277" /></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd"><em>&#8220;&#8230;non vi è ombra di dubbio che il consumare una torta sia una attività di gran lunga più accessibile che la capacità di capire i dati e ricavarne da questi un primo prodotto</em>&#8221; <br />
 <span style="font-size: xx-small;">( <a title="Wastd Datafood" href="http://www.chefuturo.it/2012/12/wasted-datafood" target="_blank">http://www.chefuturo.it/2012/12/wasted-datafood</a>)</span></dd>
</dl>
</div>
<p>- Hai ragione. Oggi ci sono tanti dati liberi disponibili, ed aumentano sempre più, e sarà sempre più facile rintracciarli ed utilizzarli grazie anche al RNDT ed ai cataloghi tipo <a title="CKAN" href="http://it.ckan.net/" target="_blank">CKAN</a>&#8230; Ma si parla tanto di come rendere disponibili i dati, e non abbastanza invece di quello che ci si può fare. Ho letto <a title="Le noci e le torte di Napo" href="http://www.chefuturo.it/2012/12/wasted-datafood/" target="_blank">un articolo di Napo </a>lo scorso weekend, con la sua metafora sulle torte: pochi sanno farle molto buone, ma tutti sono in grado di mangiarle.</p>
<p>- Bravissimo. Io credo che il vero valore, questi dati territoriali liberi, lo esprimeranno quando saranno davvero interoperabili e saranno collegabili, senza interventi umani, da smartphone, computer.. macchine insomma.</p>
<p>- Abbiamo fatto tanto per renderli interoperabili, con INSPIRE, gli standard OGC e tutto il resto, e tu non sei ancora contenta, vuoi andare già oltre?</p>
<p>Hashtag solleva un orecchio.</p>
<p>- Bisogna essere visionari. E quelli di Planetek lo sono, per fortuna. Stanno già lavorando sui Linked Open Data, l&#8217;hai visto <a title="GetLOD" href="http://www.planetek.it/prodotti/tutti_i_prodotti/getlod" target="_blank">GetLOD</a>?</p>
<p>- Avevo letto qualcosa, ma ora che me l&#8217;hai spiegata è più chiaro: è quel sistema per produrre dati collegabili partendo dai servizi WFS&#8230;?</p>
<p>- Bravo. Ed hai visto che stanno pensando già agli <em>open data </em>applicati ai dati satellitari? Hanno una posizione aperta per ospitare una tesi di laurea sui dati liberi di osservazione della Terra. Secondo te perché? Perché stanno già pensando a come rendere collegabili i dati satellitari e le foto aeree, è chiaro.</p>
<p>Il piccolo dalmata forse intuisce che la chiacchierata volge al termine, e si alza baldanzoso. Ha anche smesso di piovere, c&#8217;è un buon profumo nell&#8217;aria.</p>
<p>- Allora ci becchiamo on-line durante il webinar di Planetek?</p>
<p>- E&#8217; chiaro. A domani, alle 12! &#8211; La donna sorride.</p>
<p>- Ciao, Hashtag.- Fa lui, e accarezza la nuca del cane.</p>
<p>Hasthag scodinzola, e abbaia. La sua passeggiata continua.</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Si fa presto a dire crescita</title>
		<link>http://blog.planetek.it/2012/12/04/si-fa-presto-a-dire-crescita/</link>
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		<pubDate>Tue, 04 Dec 2012 14:13:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo Barbieri</dc:creator>
				<category><![CDATA[5. Data Sharing]]></category>

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		<description><![CDATA[Come stimolare la crescita dell’economia attraverso un modello etico di sviluppo? A chiacchiere siamo tutti etici. Siamo i migliori a dire cosa dovrebbero fare gli altri e cosa non dovrebbero fare, sempre gli altri. Agli imprenditori viene chiesto di impegnarsi per fare riprendere la crescita per sconfiggere la crisi. Lo chiedono tutti: politici, sindacalisti, lavoratori, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p id="top" />
<p><img class="alignright" title="lavoro" src="http://www.comune.torino.it/infogio/omaggi/aiace2/tempi.jpg" alt="" width="225" height="161" />Come stimolare la crescita dell’economia attraverso un modello etico di sviluppo?</p>
<p>A chiacchiere siamo tutti etici. Siamo i migliori a dire cosa dovrebbero fare gli altri e cosa non dovrebbero fare, sempre gli altri.</p>
<p>Agli imprenditori viene chiesto di impegnarsi per fare riprendere la crescita per sconfiggere la crisi.</p>
<p>Lo chiedono tutti: politici, sindacalisti, lavoratori, disoccupati.</p>
<p>Ma coloro che chiedono alle imprese di svilupparsi, di essere più competitive, di agire su mercati internazionali agiscono per favorire questo processo? La Pubblica Amministrazione (PA) con il suo operato favorisce la competitività delle imprese?</p>
<p>Qualche dubbio mi viene. E anche qualche proposta.</p>
<p><strong>Capitalizzazione delle Aziende e tempi di pagamento</strong></p>
<p>Le aziende italiane, specialmente le PMI sono generalmente sottocapitalizzate e hanno problemi finanziari. Vero. Quindi la PA che fa? Paga a 180 giorni mentre le PA tedesche pagano a 30 giorni. Quindi una PMI italiana che vuole competere con una tedesca deve superare anche il gap finanziario che gli deriva dal mercato interno.  Inoltre le Imprese vorrebbero avere gli stessi diritti dello Stato. Per quale motivo se ritardi nei pagamenti delle tasse ti ritrovi Equitalia che ti strizza mentre se lo stato non paga i suoi debiti con le imprese non succede nulla?<img class="alignleft" title="euro" src="https://encrypted-tbn2.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcSDIyAwih2qvWZ2qwC0NLaAwwgTmlxxqsqduTkjcqYrkzhgkD2t" alt="" width="259" height="194" /></p>
<p>Una ricetta semplice è che la PA si impegni a pagare i debiti nei tempi convenuti dai contratti che attiva con i fornitori. Le recenti iniziative del <a href="http://www.direttanews.it/2012/11/03/pagamenti-della-pubblica-amministrazione-in-30-giorni-il-cdm-recepisce-direttiva-ue/#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed">governo</a> vanno in tal senso, speriamo che non siano solo promesse.</p>
<p><strong>Innovazione e ricerca</strong></p>
<p>Le statistiche dicono che le aziende italiane fanno poca ricerca e quindi poca innovazione.</p>
<p>Tutti dichiarano che per sostenerle è necessario mettere a disposizione delle imprese ingenti risorse per finanziare l&#8217;innovazione.</p>
<p>Prima considerazione: i soldi sono finiti e ce ne saranno sempre meno per finanziare la ricerca.</p>
<p>Seconda considerazione: in Italia (ma anche in Europa) si finanzia la ricerca sulla base delle giornate uomo che hai dichiarato di aver utilizzato e non sulla base dei risultati che hai ottenuto. Quindi questo metodo di finanziare la ricerca non premia chi produce innovazione.</p>
<p>Non sarebbe più semplice  detassare gli utili reinvestiti in ricerca?</p>
<p>Ci sono alcune soluzioni, come il procurament precompetitivo già illustrato in un <a href="http://blog.planetek.it/2012/08/01/un-popolo-di-santi-navigatori-e-innovatori/">articolo </a>precedente, che potrebbero favorire processi virtuosi.</p>
<p><strong>Mercati competitivi</strong></p>
<p>Le aziende devono essere in grado di competere sul mercato internazionale. Vero. Come si fa?</p>
<p>Ti alleni operando nel mercato interno e poi aggredisci il mercato internazionale. Teoricamente.  Per questo serve  un mercato interno competitivo.</p>
<p>Ma se il mercato interno adotta criteri basati essenzialmente sulla componente economica, sul massimo ribasso, come puo riconoscere e valorizzare le aziende che cercano di distinguersi introducendo innovazione che crea valore?</p>
<p>Certo serve una PA capace di scegliere e che abbia voglia di farlo. In un contesto di spending review, dove la riduzione dei costi è l’obiettivo primario, come si fa a valorizzare le proposte che mirano a crare valore invece che a creare plusvalenze a scapito del soggetto debole di turno? Qualcuno ci rimette, sempre.  Il soggetto debole può essere il lavoratore che sarà precario, spremuto delle sue competenze e sottopagato, il fornitore che a sua volta andrà a spremere i suoi soggetti deboli, l’ambiente che ci circonda, la collettività.</p>
<p><strong>Il valore sta nelle persone</strong></p>
<p>Per una azienda, in particolare per quelle  ICT, competere significa sviluppare know how, conoscenza, esperienza dei tecnici. Generalmente questo processo si ottiene mixando formazione, progetti di innovazione, commesse con clienti che ti spingono a fare sempre meglio. Il valore della azienda è nelle persone che ci lavorano. Tutto quello che facciamo ogni giorno è cercare di combattere il processo di obsolescenza che cerca di distruggere la cosa più preziosa per una <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Economia_della_conoscenza">knowledge company</a>: il nostro sapere che risiede nel nostro personale.</p>
<p>Come può una azienda creare valore attraverso il proprio personale se questo non è stabilmente coinvolto nello sviluppo dell&#8217;azienda?</p>
<p>Le aziende hanno bisogno di personale stabilmente impegnato per poter investire nel medio e lungo periodo. Un modello di sviluppo che prevede aziende completamente flesibili con personale precario non punta a sviluppare innovazione, a creare valore per l&#8217;azienda e la collettività ma solo ad operare in modo tattico per acquisire commesse nel breve periodo grazie a strategie di prezzo. <img class="alignright" title="lavoratori" src="http://www.avvocatodellavoromilano.it/avvocatidellavoro-tutela-lavoratori-milano.jpg" alt="" width="300" height="159" /></p>
<p><strong>Le PA creano precari</strong></p>
<p>Negli ultimi anni le PA hanno attivato un processo distruttivo verso la competitività del sistema paese riducendo la capacità delle aziende di andare a competere sul mercato internazionale.</p>
<p>Hanno progressivamente smesso di chiedere soluzioni e hanno sempre più richiesto, direttamente o indirettamente attraverso le società in house, personale a tempo da gestire internamente. Questo comportamento, spinto dall’affannosa rincorsa di ridurre i costi, sta portando a conseguenze nefaste. Le aziende hanno minori opportunità di sviluppare team in grado di sviluppare soluzioni ad alto valore da poter utilizzare come elemento competitivo. Stanno progressivamente perdendo lo stimolo alla innovazione e cercano le soluzioni, le scorciatoie, per poter essere più competitive da un punto di vista del prezzo di vendita.</p>
<p>In questo modello di business dove il costo del personale deve ridursi per essere competitivi la precarietà è vincente.  Le PA non possono investire nella formazione di questo personale temporaneo, precario.  Questo personale progressivamente perde di competenza.  Diventa obsoleto.  Da essere una risorsa diventa un onere per la collettività.  Il loro sostegno richiede ammortizzatori sociali che costano più di quanto la PA crede di aver risparmiato.</p>
<p>La PA deve essere in grado di trasformare i propri costi in un investimento. Deve stimolare lo sviluppo qualificando i propri acquisti valorizzando le aziende che riescono a proporre soluzioni che creano valore. Deve essere il miglior partner dei propri fornitori.</p>
<p><strong>La ricerca e il mercato<br />
 </strong></p>
<p>L&#8217;affannosa ricerca di fondi ha coinvolto anche il mondo della ricerca che si è spinta verso la competizione con le aziende che operano sul mercato. Sempre più frequentemente i centri di ricerca si offrono per realizzare prodotti e servizi che normalmente dovrebbero essere realizzati dalle imprese.  Si assiste al proliferare di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Spin-off#Spin-off_universitari">spinoff</a> universitari che, in alcuni casi, non hanno un modello di business ben definito. Aziende che non hanno da valorizzare prodotti o servizi innovativi ma semplicemente  hanno l&#8217;obiettivo di entrare sul mercato per &#8220;creare posti di lavoro&#8221; acquisendo quote di mercato in competizione con le aziende &#8220;tradizionali&#8221;.</p>
<p>Ma la ricerca non dovrebbe essere un asset strategico per sostenere le imprese? Una leva che le imprese devono utilizzare per crescere. Un partner di cui fidarsi?</p>
<p><strong>Meritocrazia</strong></p>
<p>Il personale delle aziende, i lavoratori, non sono semplicementi dei prestatori d&#8217;opera. Sono l&#8217;essenza dell&#8217;azienda, sono l&#8217;asset strategico. Contribuiscono attivamente allo sviluppo della propria azienda e così facendo difendono se stessi, il loro posto di lavoro, il posto dei loro colleghi. Difendere i propri diritti significa anche riconoscere che, qualche volta, ci sono colleghi che non fanno il loro dovere e che penalizzano tutti. Tutto a tutti, ad ogni costo, non è sostenibile in un contesto competitivo dove le aziende non possono svolgere il ruolo di ammortizzatore sociale.</p>
<p><strong>Le regole del gioco</strong></p>
<p><img class="alignright" title="regole del gioco" src="https://encrypted-tbn3.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcT22AppGi3anM5oA_a6VKNkHshPn9wIQnQilpXerZP8pNiBrXI3Cw" alt="" width="259" height="194" />La ripresa della competitività del nostro sistema paese necessita di chiarezza nei ruoli e nelle strategie di ogni soggetto. Ogni soggetto deve riappropriarsi del proprio ruolo. In questo contesto di chiarezza vanno sostenute le imprese facendole riappropriare anche di quella funzione sociale che devono svolgere. Fare Impresa Etica deve essere un valore (vedi <a title="Costellazione Apulia" href="http://www.costellazioneapulia.net/doceboCms/">Consorzio Costellazione Apulia</a>)</p>
<p>È necessario definire con chiarezza gli assi prioritari di sviluppo (non ho usato la parola crescita!) che possono creare un vantaggio competitivo al sistema paese. Quelli in grado di valorizzare gli elementi di unicità che abbiamo.</p>
<p>È indispensabile cambiare le regole del gioco. Valori come etica, sostenibilità, bene comune siano alla base dei criteri di scelta del mercato.</p>
<p>Tutto ciò richiede l’impegno degli Imprenditori, dei Politici e della Amministrazione Pubblica, dei Lavoratori, dei singoli Cittadini.</p>
<p>Ognuno è chiamato a dare il suo contributo.</p>
]]></content:encoded>
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