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GMES: dati, informazioni e buone pratiche

Disporre di dati ed informazioni gratuite fornite da data provider istituzionali è un tema molto attuale in un periodo in cui le risorse si riducono, così come la capacità di pianificare investimenti per il monitoraggio ambientale nel medio e lungo periodo.

GMES (Global Monitoring for Environment and Security) può essere considerata una grande opportunità in tal senso. Questo programma europeo mira a produrre una conoscenza condivisa a supporto della protezione dell’ambiente e della sicurezza dei cittadini europei. Questa conoscenza si poggia sull’utilizzo integrato dei dati ambientali acquisiti in conformità alle numerose iniziative di monitoraggio attualmente attive, che prevedono rilievi in situ, l’utilizzo di dati rilevati attraverso l’Osservazione della Terra, l’adozione di processi di standardizzazione e l’interoperabilità e diffusione attraverso i paradigmi della direttiva INSPIRE.

Le Initial Operations di GMES

Dopo numerosi anni di gestazione attraverso progetti pre-operativi che hanno consentito di mettere a punto processi e prodotti, da quest’anno si fa sul serio con l’inizio delle GMES Initial Operations (GIO). L’agenda dei lavori nel biennio 2011-2013 prevede la realizzazione di numerosi strati informativi che saranno aggiornati secondo una pianificazione già definita. Nel 2014 GMES diventerà completamente operativo e garantirà dati ed informazioni con specifiche e frequenze predefinite (qui la recente Comunicazione della Commissione Europea).

Per l’implementazione di GMES dal 2014 al 2020 si prevede una necessità di circa 5,8 miliardi di Euro, di cui circa 4,4 per la componente spaziale con le Sentinelle, che saranno realizzate dall’ ESA (a proposito segnalo il simposio che si terrà in aprile 2012 a Frascati),  altri 1,1 miliardi per la realizzazione dei servizi e circa 0,4 per la componente in situ. I fondi saranno probabilmente forniti dagli Stati Membri con un finanziamento proporzionale al rispettivo GPD (PIL). L’esperienza del coinvolgimento dei privati per cofinanziare l’iniziativa, come si prevedeva per Galileo, non sembra una strada percorribile.

Cosa fornisce GMES: Core e Downstream

I servizi GMES vengono classificati in servizi Core e servizi Downstream. I servizi Core sono servizi di monitoraggio realizzati direttamente con fondi comunitari. Le specifiche di questi prodotti e la loro frequenza di aggiornamento sono definite per soddisfare le esigenze di monitoraggio a livello continentale. I Servizi Downstream sono invece direttamente o indirettamente derivati dai servizi Core e sono realizzati con specifiche tali da soddisfare i requisiti di amministrazioni nazionali o locali. Alcune risposte alle domande più frequenti su GMES sono disponibili sul sito.

In occasione dell’ultima conferenza ASITA abbiamo organizzato un workshop sul GMES al quale è intervenuta Anna Sousa della EEA (Agenzia Europea dell’Ambiente) (videoslide) che ha chiarito molto bene il ruolo di GMES e le sue modalità di attuazione.

Nello stesso workshop Massimo Foccardi della Regione del Veneto ha presentato un esempio di prodotto downstream costituito dalla “Carta di Copertura del Suolo della Regione Veneto: l’aggiornamento e il calcolo degli indicatori sul consumo di suolo” (videoslide) ) realizzata all’interno delle attività GMES, mentre Valter Sambucini di ISPRA ha presentato il ruolo di “GMES come opportunità per lo sviluppo della geomatica nazionale” (videoslide). Daniela Iasillo di Planetek Italia ha poi concluso il workshop presentando le attività del progetto Geoland2 ed in particolare Urban Atlas ed i 5 strati tematici a supporto del CORINE LAND COVER (videoslide).

Gli strati tematici previsti all’interno del programma GIO Land sono cinque layer ad alta risoluzione (seppure a livello continentale) relativi a:

  1. Superfici artificiali
  2. Foreste
  3. Aree Agricole
  4. Aree Umide
  5. Corpi d’acqua

Questi prodotti derivano dalla elaborazione automatica di immagini satellitari con una risoluzione pixel di 20 metri e il contenuto informativo è validato per aree di 1 ettaro.

La realizzazione dei 5 HR Layer (layer ad alta risoluzione) è stata avviata da poche settimane e Planetek Italia sta curando per la EEA la  mappatura delle superfici artificiali e foreste di 11 nazioni per circa 1.600.000 kmq da produrre in due anni.  Dati che saranno disponibili a breve e potranno venire utilizzati da chiunque ne potrà trarre beneficio. Questi dati saranno utilizzati come base di riferimento per la produzione del prossimo CORINE LAND COVER 2012, così come Valter Sambucini ha evidenziato sempre nel suo intervento al workshop.

Ma già da ora è possibile utilizzare i dati che fino ad oggi sono stati prodotti nell’ambito delle iniziative GMES. Ad esempio sono disponibili i livelli informativi del soil sealing per il 2006 e 2009 dell’intera Europa.

Questi layer sono disponibili per essere riusati ed utilizzati per applicazioni a livello locale. Ad esempio possono essere rielaborati per produrre statistiche a livello regionale e rappresentare il fenomeno della impermeabilizzazione dei suoli in Italia, discriminando tra diverse aree e correlando questo trend ai dati che sono disponibili a scala regionale. Questi dati possono essere utilizzati per studiare vari fenomeni su area vasta (ad esempio la Pianura Padana o l’area di un Distretto Idrografico secondo la classificazione imposta dalla Direttiva  sulle acque WFD) normalizzando i dati regionali che spesso vengono prodotti con modalità non standard.

Si sta dunque aprendo uno scenario nuovo a livello continentale, con la disponibilità di dati e livelli informativi accessibili gratuitamente che aspettano solo di essere valorizzati.

Nel workshop “Application Potential of GMES on Geoinformation Market” che si è tenuto a Monaco a marzo (leggi l’articolo di Martin Kunert nel Information Brochure Inspire GMES ) è emerso che attualmente la consapevolezza delle potenzialità di GMES da parte degli utenti è molto scarsa . E’ stato evidenziato come sia necessario avviare progetti pilota che possano dimostrare agli utenti delle amministrazioni nazionali e regionali le potenzialità che questi dati conservano nel loro contenuto informativo, che merita di essere sfruttato appieno.

Le opportunità che offre GMES

Per favorire la condivisione di queste esperienze sono state avviate alcune iniziative finanziate dal 7°FP che mirano a divulgare buone pratiche nella realizzazione ed utilizzo dei servizi downstream  GMES. Come ad esempio il progetto GRAAL, che mira a raccogliere queste buone pratiche e a favorirne la loro diffusione  tra le Amministrazioni Regionali e Locali.

GMES si configura dunque come una grande opportunità per le amministrazioni che svolgono attività di pianificazione e monitoraggio del territorio, poiché potranno beneficiare di dati che saranno resi disponibili gratuitamente (costellazione di satelliti Sentinel), dei livelli informativi che saranno prodotti a livello continentale (servizi Core) e delle esperienze di successo messe a punto da amministrazioni locali (servizi Downstream).

GMES è anche un’interessante opportunità di sviluppo per l’industria europea, sia per i grandi operatori che realizzano l’infrastruttura spaziale (i satelliti Sentinel), che per le società di servizi che si occupano dell’elaborazione dati (sia Core a livello continentale che Downstream a livello locale).

GMES è un’opportunità anche per i cittadini europei, perchè potranno accedere più facilmente ad informazioni aggiornate e rappresentative dello stato di salute dell’ambiente europeo, per poter fare le proprie scelte in modo libero e consapevole.

Buon GMES a tutti…

Integriamo le fonti (magari!)

L’integrazione delle fonti informative sembra essere il mantra geomatico del terzo millenio ma come diceva all’incirca un vecchio adagio “tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”.

Non ci sono dubbi che con il proliferare di tipologie di dati e di fonti informative, la quantità di informazioni a disposizione tende ad aumentare in modo esponenziale. Sistemi di rilevamento a terra, aviotrasportati (aerei, elicotteri, palloni, droni, deltaplani) e spaziali stanno “mettendo in crisi”, grazie ad una molteplicità di sensori che il mercato mette a disposizione, le abitudini e procedure di tutti coloro che utilizzano le informazioni geospaziali per le proprie attività. Ma come sappiamo le abitudini sono dure a morire e, onestamente, credo sia oggettivamente molto difficile cambiarle con una velocità sempre crescente alla quale ci costringono tutti questi aggiornamenti.

In questi mesi sto visitando molte Amministrazioni per proporre l’adozione di prodotti geoinformativi derivati da dati telerilevati da satellite Preciso Land in particolare – a supporto delle attività di pianificazione urbanistica e territoriale. I tecnici delle amministrazioni comunali mi confermano il grande interesse in questo tipo di prodotto, ma hanno anche sollevato alcune perplessità riguardo la sua adozione.

Troppe informazioni…

Un discorso tipo è il seguente: “a me serve una aerofotogrammetria – parlando di cartografia tecnica – con  una definizione di scala almeno 1:1.000 – per qualsiasi attività!? anche per la definizione del quadro sinottico alla base della pianificazione urbanistica? – altrimenti non mi serve a nulla – quindi meglio una carta vecchia ma precisa che una aggiornata meno precisa (sic!) -, ed inoltre la mia aerofotogrammetria è collaudata e quindi se poi nasce un contenzioso, anche se si tratta di un dato vecchio e non aggiornato, io sto tranquillo. Quando vado davanti al giudice, tanto di ‘sti tempi un ricorso e una causa ti toccano sempre, se uso invece questa cartografia aggiornata chi mi certifica che corrisponda alla verità?.

I tecnici comunali, si sa, sono abituati a lavorare con le aerofotogrammetrie. Si tratta di cartografie numeriche che ormai hanno una lunga storia nelle metodologie di produzione, nelle specifiche così come nelle possibilità di utilizzo. Insomma tutti sanno – più o meno – come utilizzarle e quali risultati esse possono far raggiungere, anche se a dire il vero i DB Topografici hanno spiazzato tutti. Tanto che ormai non si parla più di carta tecnica ma direttamente di aerofotogrammetria, confondendo il prodotto geoinformativo con la tecnica di produzione. Il sogno di tutti sarebbe poter disporre ogni anno di un aggiornamento della aerofotogrammetria, ottenuto attraverso una nuova fornitura. Ma sappiamo che  è molto difficile sia per i costi elevati che per i tempi lunghi di realizzazione.

Quale può essere la soluzione? Utilizzare un mix di fonti informative.

Proviamo ad immaginare cosa può significare utilizzare una carta tecnica il cui primo impianto è una aerofotogrammetria che nel tempo venga aggiornata attraverso procedure di digitalizzazione a schermo di nuove geometrie (edifici, viabilità) derivate da ortoimmagini (aeree o satellitari), integrando dati CAD dei progetti di trasformazione urbana fornita dai progettisti, inserendo rilievi diretti in pieno campo fatti con le più diverse tecniche.

Adottare un procedimento di questo tipo significa utilizzare una banca dati  che è di fatto un mosaico di cartografie eterogenee, non coetanee e caratterizzate da parametri di precisione metrica molto differenti. Come utilizzare, gestire e certificare una base cartografica così strutturata?

I DB topografici potrebbero risolvere le problematiche tecnologiche di gestione ed aggiornamento dei dati, ma la vera questione è di ordine culturale. Bisogna innanzitutto che le Amministrazioni Pubbliche adeguino i processi di lavoro all’utilizzo di banche dati geospaziali eterogenee.

Prendere delle decisioni che hanno impatto sulla qualità della vita dei cittadini, sulle loro aspettative socio-economiche richiede basi informative che siano aggiornate e certe. Inoltre i tecnici necessitano di un contesto normativo chiaro ed adeguato alle innovazioni a cui sono esposti.

E questa chiarezza è fondamentale anche per i fornitori, affinché possano proporre soluzioni innovative che creino valore e non mettano in difficoltà i tecnici delle amministrazioni di fronte allo tsunami di dati che si sta abbattendo su di loro.

Quanti di voi  si sono di fatto trovati di fronte al dilemma di aver voluto adottare soluzioni innovative che avrebbero risolto problemi operativi, ma che avrebbero determinato grosse incertezze nei processi interni? E quanti alla fine hanno preferito desistere? Si tratta di fattori che costituiscono un ostacolo enorme all’innovazione delle Amministrazioni Pubbliche.

L’unica soluzione possibile è il coinvolgimento attivo di ogni soggetto operante nel settore della geomatica: dai ricercatori, ai fornitori fino ai tecnici della PA. Ma vanno create situazioni e contesti permanenti, nell’ambito dei quali ognuno possa fattivamente contribuire a trovare la strada giusta, attraverso il confronto continuo, la progettazione condivisa, la sperimentazione di nuove tecnologie, nuovi standard, l’emanazione di normative condivise con tutti i soggetti parte in causa.

Voi cosa ne pensate di tutto questo? Quali iniziative comuni potremmo avviare?

Il vero dilemma dell’emergency response: la burocrazia

Il panorama della disponibilità di dati telerilevati è molto cambiata negli ultimi anni, l’offerta si è molto ampliata in termini di numero di satelliti e sensori attualmente in orbita, così come le loro performance sono migliorate, dal progressivo aumento della risoluzione ai tempi di rivisitazione sempre più stretti.

Un ulteriore trend positivo che si sta riscontrando è una sempre maggiore disponibilità di tecnici e professionisti preparati nell’utilizzo evoluto dei dati telerilevati, persone che evidentemente hanno deciso di investire nella propria formazione, allettate da un mercato nella disponibilità di dati sempre maggiore.

L’anello debole è proprio la PA

Se da un lato abbiamo un mercato dei dati telerilevati che diventa sempre più dinamico e appetibile, dall’altro la Pubblica amministrazione, uno dei più grandi comparti di utilizzatori oltre al mondo della ricerca, è ingessata dalla burocrazia. L’iter per l’acquisizione di dati da parte della PA è lungo e farraginoso, tra definizione del capitolato tecnico, tempi di espletamento delle gare, tempi per il collaudo. Quando al suo termine la PA potrà utilizzare effettivamente i dati, questi saranno già vecchi (passano anche 24 mesi in alcuni casi limite, es. CTR) e avranno di fatto perso il valore di un contenuto informativo aggiornato, saranno giusto validi come dati di archivio. Questi tempi biblici che intercorrono dalla richiesta, alla fornitura, alla reale disponibilità dei dati annullano proprio il grande valore aggiunto che per essi sta crescendo esponenzialmente negli ultimi anni: tempi di acquisizione e consegna sempre più ridotti.

Le PA dovrebbero dunque cercare di fare degli sforzi per riorganizzare le procedure con le quali si dotano di dati geografici, dalle CTR alle ortofoto, alle immagini satellitari, perchè andrebbero a loro diretto vantaggio, bisognerebbe realizzare concretamente il “fast procurement”.

Un modo nuovo di collaudare: il “beta testing”

Tra le possibili innovazioni che si potrebbero introdurre possiamo pensare ad una sorta di collaudo collaborativo allargato a tutti gli stakeholders. Il dato appena ricevuto dal fornitore potrebbe essere messo on line richiedendo agli utenti – come fossero dei “beta tester” – di segnalare eventuali anomalie. In questo modo si avrebbero molteplici vantaggi, molti occhi vedono meglio di due (quelli del singolo collaudatore), ognuno guarderà “casa sua” e dunque si concentrerà sulla propria zona, che conosce meglio di chiunque altro.

Inoltre in tal modo si attiva una straordinaria azione comunicativa, poiché nessuno potrà ignorare che è in fase di rilascio una nuova base dati, e così coloro che sono interessati ad utilizzarla potranno prepararsi in anticipo al suo rilascio ufficiale, esattamente come accade per il “beta testing” delle applicazioni software. Una scelta di questo tipo richiede però una modifica alla normativa attuale riguardante la fornitura di prodotti e servizi: se un prodotto viene utilizzato, nella sostanza è stato collaudato.

Il buon esempio della Regione Sardegna

Ma qualcosa sta cominciando a cambiare. Come racconta Vincenzo Barbieri nella recente intervista rilasciata a GEOforUS, la Regione Sardegna ha compreso l’importanza di andare verso il fast procurement, mettendo a punto un innovativo contratto triennale “aperto” proprio con Planetek per la fornitura di dati, nel quale sono stati definiti esplicitamente i prodotti (GeoEye ottici e COSMO-SkyMed SAR-X) e i prezzi unitari. La Regione può quindi in qualunque momento avanzare richiesta di nuovi dati relativi a una determinata zona, nel giro di poche ore Planetek pianifica l’acquisizione e rende disponibili i dati stessi.

Sono queste le esigenze del Servizio di Piena della Regione Sardegna, che ha necessità di poter disporre di immagini telerilevate acquisite durante le fasi critiche e di emergenza che possano essere di ausilio alle attività di individuazione delle aree soggette a calamità naturali. Ciò da un lato consente di comprendere meglio il fenomeno e quindi pianificare le opere di mitigazione e prevenzione; dall’altro risulta utile per la perimetrazione delle aree coinvolte dal fenomeno e la stima dei danni, a supporto dell’iter amministrativo di definizione dello stato di calamità e dei risarcimenti.

In situazioni di emergenza, dove la variabile tempo è particolarmente critica, risulta chiaramente determinante la presenza di un quadro contrattuale attivo che vada a regolare, secondo modalità e costi prestabiliti, le interazioni tra l’Amministrazione e l’Azienda fornitrice dei dati. In questo modo si riducono drasticamente i tempi che intercorrono tra la richiesta di acquisizione del dato da parte dell’utente e l’attivazione del satellite con carattere di priorità. Inoltre l’Amministrazione avrà sempre chiari i costi che dovrà sostenere per ottenere i dati, e potrà definire in anticipo i fondi da allocare sul capitolo di spesa specifico.

Con Preciso® Fast immediatamente dopo l’acquisizione, i dati satellitari e successivamente le mappe tematiche da essi derivanti, vengono resi disponibili on‐line mediante un sito web dedicato che integra gli ulteriori strati informativi resi disponibili dal Sistema Informativo Territoriale Regionale e altri webservices in una logica di condivisione ed interoperabilità secondo i principi di INSPIRE e di OGC.

Con il contratto viene inoltre fornito un laboratorio per la gestione dei dati telerilevati in grado di integrare layer tematici resi disponibili sia fisicamente che virtualmente, secondo gli standard OGC, da tutte le Amministrazioni che operano sul territorio regionale. Il laboratorio dispone di funzionalità di modellazione  tridimensionale del territorio per l’analisi delle aree a rischio piena.