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Infrastrutture di Dati “Spaziali”

Il pianeta Marte è stato oggetto di numerose missioni per la raccolta di dati relativi alla superficie e al sottosuolo, finalizzati alla ricostruzione del profilo altimetrico superficiale, alla mappatura di acqua sotto la superficie sia in fase solida che liquida, e alla identificazione delle strutture geologiche. Questi dati sono propedeutici alla pianificazione e progettazione di missioni per l’esplorazione in situ con rover e ad eventuali successive esplorazioni umane. Le principali banche dati derivano rispettivamente dagli orbiter delle missioni Mars Reconnaissance Orbiter (sensore SHARAD), Mars Express (MARSIS) e Cassini-Huygens (sensore RADAR sul satellite Titano di Saturno). L’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), anche attraverso il supporto delle principali industrie nazionali del settore come Thales Alenia Space Italia, ha svolto un ruolo attivo nella messa a punto dei sensori radar sottosuperficiali e altimetrici che sono stati adottati in queste missioni. Poiché i centri operativi che gestiscono le banche dati prodotte dai sensori radar di ogni singola missione, rispettivamente SHOC (sensore Sharad), MOC (Marsis) e C-PAD (Cassini) consentono la gestione, elaborazione e distribuzione esclusivamente dei dati della singola missione, è emersa la necessità di consentire l’analisi congiunta dei dati delle diverse missioni per incrementare il contenuto informativo dei singoli archivi. A tal fine l’ASI ha avviato il Planetary Radar Operation Center (PROC), con responsabile di programma Angelo Olivieri, che nasce con l’obiettivo di consentire la fruizione completa delle informazioni delle tre missioni attraverso un unico punto di accesso attraverso lo sviluppo di una SDI. Il programma PROC vede coinvolti quali partner di progetto Thales Alenia Space Italia (prime contractor con capo programma Claudio Catallo), Planetek Italia, Corista e Infocom. PROC

Il sistema PROC si configura come una tipica Spatial Data Infrastructure (SDI), con la particolarità che il dato spaziale prodotto consiste in dati trasversali al terreno (dati di sottosuolo georiferiti) mentre le mappe territoriali costituiscono il contesto di analisi dei radargrammi. Il PROC implementa il set minimo di servizi che sono indispensabili nella implementazione di una SDI, come ad esempio servizi di ricerca, consultazione, download e conversione. I dati, una volta processati nei singoli centri operativi SHOC, MOC e C-PAD, vengono catalogati, convertiti e archiviati nel sistema di dissemination del PROC. Successivamente l’amministratore decide se pubblicare tali dati su web, attivando, quindi, servizi OGC compliant quali WMS, WFS, WCS, WMC e GeoRSS. C’è da sottolineare comunque che lo sviluppo di SpaceGIS ha rilevato alcuni limiti degli attuali standard OGC per il loro utilizzo in un contesto planetario, come ad esempio la sezione del BBOX che obbligatoriamente deve essere definita in EPSG:4326, cosa ovviamente illogica se parliamo di dati relativi a Marte.

Il PROC consente di catalogare ed archiviare in maniera automatica prodotti in formato standard scientifico (formato PDS), trasformarli in JPEG 2000 e renderli fruibili via Internet attraverso servizi di mappa OGC. Le tecnologie utilizzate sfruttano lo stato dell’arte sia di prodotti FOSS come PlonePostGISGeoServer che commerciali come ERDAS Image Web Server.

Il PROC rappresenta un primo passo verso la adozione della logica SDI a dati planetari. Questo approccio mira a valorizzare gli investimenti fatti per acquisire, attraverso missioni planetarie, dati utili a caratterizzare la superficie e il sottosuolo marziano. L’analisi multidimensionale e multiparametrica che può derivare da analisi multisensore rappresenta infatti l’unica in grado di garantire la massima estrazione del contenuto informativo anche all’interno di archivi complessi, come quelli di dati planetari. La fruizione agevole degli archivi attraverso una unica porta di accesso, alla base delle infrastrutture SDI, è una strada da applicare agli archivi planetari che le diverse missioni stanno realizzando. Grazie al lavoro svolto, l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), in sinergia con i partner di progetto, ha voluto valorizzare l’impegno italiano nelle missioni planetarie semplificando l’accesso a informazioni normalmente ristrette all’ambito scientifico e al tempo stesso fornendo agli scienziati uno strumento che favorisca il dibattito accademico.

Il portale web del PROC

Il portale Web è un tipico portale informativo tematico e rappresenta il punto d’accesso unico alle informazioni e ai dati per gli utenti PROC. L’accesso al sito web del PROC può essere libero o autenticato. Il portale offre informazioni multimediali relativamente alle missioni e i sensori gestiti dal PROC e l’utente può usufruire dei servizi di community, come la registrazione e l’utilizzo delle diverse newsletter gestite dal sistema, delle mailing list (ad accesso pubblico o riservato) e dei forum di discussione. Tutte le informazioni (dati/documenti) consultabili sono scaricabili attraverso il servizio di Download. Tra le sezioni alfanumeriche più interessanti del portale, soprattutto dal punto di vista delle prospettive geomatiche che apre, è il motore di ricerca GeoAlfanumerico che consente la ricerca di un documento indipendentemente dalla sua tipologia, sia essa un video, un pdf, un articolo, un servizio di mappa, un radargramma. PROC radargrammi Inserendo i termini da ricercare nell’unica casella di ricerca il motore fornisce la lista dei risultati che possono essere consultati. L’utente seleziona il documento di suo interesse e il client che si aprirà dipenderà dal tipo di dato selezionato: per i video un player Flash, per le mappe uno specifico client WebGIS, e per un radargramma si aprirà il client professionale SpaceGIS.

SpaceGIS, il navigatore del PROC

SpaceGIS è un prodotto per Plone specificatamente sviluppato da Planetek Italia per la consultazione interattiva di dati geografici planetari, appositamente specializzato per una consultazione integrata di dati superficiali (mappe) con dati di sottosuolo (radargrammi) o altimetrici. Attraverso SpaceGIS è possibile gestire i sistemi di riferimento dei diversi pianeti o lune del nostro sistema solare che fanno riferimento non più al sistema EPSG, valido per il nostro pianeta, ma allo IAU2000. SpaceGIS sfrutta pienamente la potenza e la versatilità degli standard OGC (WMS, WFS, WCS, WMC e GeoRSS) che sono stati adottati sia per esporre i dati gestiti dal PROC che i servizi cartografici OGC messi a disposizione da enti esterni, come ad esempio il JPL della NASA. PROC rappresenta un primo passo verso l’adozione della logica SDI a dati planetari. Un approccio che mira a valorizzare gli investimenti fatti per acquisire, attraverso svariate missioni spaziali, dati utili a caratterizzare la superficie e il sottosuolo marziano.

Grazie al PROC i dati delle missioni sono così resi disponibili, sia ad una consultazione “specialistica” rivolta al mondo della ricerca, che divulgativa verso un pubblico di non addetti.

L’Emilia Romagna ed il Design Thinking

Fare lo sforzo di guardare quello che realizziamo nella prospettiva di chi dovrà usarlo e non attraverso le lenti deformanti dei prodotti o, peggio, della tecnologia.

Questa frase racchiude in sé lo sforzo che abbiamo portato avanti per la realizzazione del GeoPortale dell’Emilia-Romagna. Nello sviluppo di GeoER, il nuovo GeoPortale Regionale, abbiamo adottato un approccio innovativo nella conduzione del progetto, basato sul Design Thinking, mettendo a frutto l’esperienza fatta in diverse iniziative portate avanti negli anni precedenti.

Un modo nuovo di progettare

Il Design Thinking, in quanto processo creativo che ruota intorno alla “costruzione” delle idee, si differenzia dal metodo lineare analitico che prevede l’esecuzione sequenziale delle fasi di analisi, progetto, sviluppo, collaudo e manutenzione. Fa spazio, al contrario, a fasi non lineari che possono avvenire simultaneamente o essere ripetute.

Questo processo iterativo è utile per conoscere i bisogni nascosti degli utenti ed il progetto GeoER è stato vissuto come un processo generativo che ha prodotto molte idee in collaborazione con gli utenti finali, tra esse sono state poi selezionate quelle migliori. Queste hanno consentito l’implementazione di un sistema condiviso sia con il committente che con gli utenti del portale, e quindi dotato di tutte le funzionalità che sono rese disponibili all’utilizzatore così come egli si aspetta che siano.

L’approccio basato sul Design Thinking prevede il rilascio continuo di prototipi per condividere con l’utenza le scelte implementative che si vogliono adottare, facendo emergere e talvolta costruire i veri desiderata degli utenti.

Fasi Design Thinking

Fasi Design Thinking

Test di usabilità e “pensiero ad alta voce”

Durante il progetto abbiamo quindi presentato due prototipi, sui quali abbiamo coinvolto più di 80 utenti (funzionari regionali, liberi professionisti, studenti, cittadini, imprese) nell’esecuzione di una serie di test di usabilità. Tali test hanno avuto l’obiettivo di riuscire a cogliere quanto prima le necessità di miglioramento delle funzionalità messe a disposizione dal sistema.

La Prototipazione è infatti una delle “fasi” del Design Thinking  in cui l’elaborazione delle idee, combinate, ridefinite, espanse porta alla creazione di prototipi, anche grossolani che possono però essere sottoposti a utenti e committenti in modo da ricevere dei feedback. I test hanno previsto una serie di compiti da svolgere più delle domande generiche su aspetti funzionali, architetturali e layout grafico del sistema.

Per l’esecuzione dei test di usabilità, abbiamo utilizzato la metodologia basata sul “think aloud protocol” (pensare ad alta voce), che prevede le persone chiamate ad effettuare il test esprimano ad alta voce pensieri, opinioni, commenti e le eventuali difficoltà mentre interagiscono con l’interfaccia.

Nel percorso, secondo le necessità del caso, è stato necessario reiterare alcune fasi affinando per passaggi il prodotto del processo.

I prodotti, i servizi e i concetti innovativi non nascono dal nulla. La creatività è il risultato dell’utilizzo di idee vecchie in nuovi contesti, in nuove combinazioni e secondo nuovi metodi.
(Robert Sutton)

Rompere con il passato e seguire il “mouse”

In alcuni momenti è stato necessario rompere con il passato ovvero si è reso necessario non guardare come le cose erano state fatte fino a quel momento, il rischio altrimenti sarebbe stato quello di continuare a farle nello stesso modo. Abbiamo cercato di trovare soluzioni creative al problema e di mantenere sempre alto l’entusiasmo per il progetto sia del team di sviluppo che degli utenti del sistema. Abbiamo cambiato la prospettiva con cui guardare al sistema che stavamo pian piano realizzando, mettendoci dal punto di vista dell’utente e non della tecnologia e dei meri esecutori.

Ad esempio è stato anche predisposto un sistema di mouse tracking (ovvero la registrazione del movimento del mouse sullo schermo) per tracciare le attività svolte dagli utenti sul geoportale durante il test.

Usabilità e Utenti

Usabilità e Utenti

In questa maniera abbiamo potuto analizzare e scoprire che i nostri utenti non sempre facevano ciò che avevamo previsto: procedevano per tentativi, non leggevano i testi, ignoravano le istruzioni, arrivando al risultato attraverso percorsi contorti. L’esperienza fatta durante questi test è stata quindi estremamente utile anche per noi che da anni realizziamo sistemi di questo genere, a riprova che la vera innovazione non è soltanto in ciò che fai ma piuttosto nel modo in cui lo fai: l’innovazione è infatti principalmente nei processi, e solo marginalmente nelle soluzioni tecnologiche.

Un altro risultato importante è stato quello di essere riusciti a coinvolgere un ampio numero di utenti, non solo interni all’amministrazione regionale, ma anche liberi professionisti, studenti, cittadini ed aziende interessate all’utilizzo dei servizi erogati dal GeoPortale, fin dalle prime fasi dell’attività. Questo è servito a generare un interesse nel progetto sin dall’inizio, creando quindi i presupposti perché possa esprimere tutta la sua efficacia appena messo in linea.

Il progetto sarà presentato ad ASITA mercoledi 10 novembre alle ore 14,30 nell’ambito della sessione “Cartografia, geodatabase e catasto”.

Gli standard OGC parlano italiano

Il bar della Provincia è affollato e rumoroso. Odore di caffè nell’aria, la cassiera sorride. Un morbido pomeriggio di inizio autunno.

- Ma come t’è venuta in mente quest’idea del Forum Italiano dell’OGC?

Il mio cliente sorride. E’ snello, nella sua camicia bianca senza cravatta. Io allento la stretta della mia cravatta ed invidio la sua forma fisica. Penso che dovrei fare oggettivamente un po’ di sport in più. Anzi, un po’ di sport e basta.

- Facciamo innovazione in tempo di crisi. Ché uno l’innovazione se l’aspetta da Planetek, no?

- Eh mi ricordo ancora quando siete usciti con quel sistema del Ministero dell’Ambiente, come si chiamava..?

- Atlante Italiano. Quella però era innovazione tecnologica. Adesso ti sto parlando di un cambiamento nel nostro approccio al mercato.

Arriva il nostro caffè, bollente ma nella tazzina tiepida, come piace a me. Altri la preferiscono rovente, mah. La crema ha un rassicurante colore dorato.

- Da quando siamo diventati membri dell’OGC – spiego – abbiamo dato un’occhiata a come sono organizzati, e mi sono accorto che negli altri stati europei hanno creato i Forum nazionali, in Francia, Inghilterra, per conoscersi, discutere, lavorare insieme. Si muovono, funziona. In Italia invece?

- In Italia c’è stato il decreto per INSPIRE e c’è tanta confusione. – scuote la testa – Entro dicembre bisogna avere pronti i primi metadati, e mica sono sicuro che tutti siano pronti a questa scadenza.

- Bravo. E a proposito dei metadati, pensiamo anche a tanti webservices che sulla carta sono conformi agli standard, ma all’atto pratico non hanno un metadato vicino e se li metti in una SDI diventano anonimi e si perdono. Allora serviva dare una smossa. Nello stesso momento stavamo avviando un cambiamento nel nostro modo di comunicare.

- Mi ricordo, sai? – dice lui – il Social Meeting a Roma, l’anno scorso… Sembrava il Maurizio Costanzo Show.

Si, forse quello era stato l’inizio. La costruzione di una community geografica.
- Al posto di Costanzo, però c’era Giovanni Biallo – sorrido, penso alle poltrone rosse del caffè letterario.

- Se a Biallo gli metti un paio di baffi, è uguale a Costanzo – ride.

- Giovanni è più snello e soprattutto più appassionato, dài. Com’è cambiato da allora il nostro modo di comunicare..? Oggi c’è il blog di Planetek, c’è il mio blog , c’è Facebook … insomma tante iniziative che ci stanno aiutando a creare una comunità di gente che dialoga, si scambia informazioni e cresce. Come diceva Dan Zadra: “Se due persone si scambiano un dollaro, si ritrovano con un dollaro a testa; se si scambiano un’idea, si ritrovano con due idee a testa”.

Lui mi guarda pensoso, mentre finisce il suo caffè. Andiamo via. La cassiera sorride ancora, sta leggendo un sms. Ci sono messaggi che andrebbero protetti, se riescono a provocare certi sorrisi.

- Allora abbiamo visto che in Italia c’era questo buco, – continuo – ed abbiamo provato a smuovere le cose. Ne ho parlato con Mauro Salvemini, perché lui oltre che presidente di AMFM è anche consigliere dell’OGC, ed era entusiasta. Lo stesso appoggio l’ho trovato nei colleghi di Intergraph, nei nuovi membri italiani dell’OGC, ed in tanti italiani che aderiscono al Consorzio in strutture straniere o internazionali. Allora mi sono detto: facciamolo. Creiamo un forum, diamoci delle regole di organizzazione anche blande per ora, e partiamo.

- Tu dici che servirà a qualcosa?

La disillusione, proprio quella che voglio combattere, la riconosco, si avvicina, tentatrice.

- Servirà a parlare di standard, ma in italiano. – dico – Di buone pratiche, progetti pilota, gruppi tematici, come diceva Cristoforo mesi fa, ma nella nostra lingua: che è unificante, e ci aiuterà ad aumentare la conoscenza, e la consapevolezza, in merito agli standard, in chi si interessa di ‘ste cose.

Mi entusiasmo mentre ne parlo. Ci credo, penso al tempo che stiamo dedicando ed all’incitamento continuo di tutti quelli mi confronto, come nemmeno Nibali sulla Bola del Mundo l’ha avuto.

- Il Consiglio Scientifico di ASITA – spiego – ci ha anche dato l’opportunità di dedicare una sessione della conferenza di Brescia, un intero workshop, un’ora e mezza, a spiegare gli standard, a far vedere come funzionano, a parlare tra i membri italiani, a conoscerci e farci conoscere. Ci sarai, il 10 novembre?

Il mio cliente resta un attimo in silenzio. Ci sta pensando. Guarda fuori, il vento soffia morbido sulle foglie ancora verdi degli alberi, qualcuno in corridoio fischietta il Don Giovanni.

- Ti voglio dare una mano, và. – si illumina, e questa volta sono io a restare senza parole – “Chi dice che non si può fare, non dovrebbe mai interrompere chi lo sta facendo”.

Lo ringrazio, ci salutiamo con calore, ci stringiamo la mano, una pacca sulla spalla, e arrivederci a Brescia.
Quest’autunno ci sarà tanto da fare, ma ci divertiremo.