Hackathon Mhoo, il bello dell’Italia

Come si può convincere 80 persone a passare un sabato a discutere di mobilità, sviluppare codice e creare banche dati, rendendoli felici?

“…ovvero di come un manipolo di hacker, coder, opendatari ma anche (a)normali cittadini si sono divertiti con gli open data a Bari.”

Organizzando un hacktahon su open data e mobilità!

È quello che abbiamo fatto lo scorso sabato 8 novembre, per stimolare l’utilizzo degli open data della mobilità del Comune di Bari che abbiamo reso liberi nell’ambito del Living Lab Semina.

Abbiamo organizzato Mhoo -Mobile Hackathon on opendata con il contributo dei ragazzi di Open Data Bari.

All’hackathon i partecipanti hanno animato tre track: APPlichiamoci, per contribuire all’evoluzione delle App che utilizzano questi opendata; OSMosi, per caricare all’interno di Open Street Map i dati della mobilità di Bari; MYobility, per raccogliere idee e proposte da sottoporre all’amministrazione comunale.

Nella track APPlichiamoci è stata “adottata” dai partecipanti la WebApp OpenCity sviluppata da Giuseppe Zileni (http://opencity.gzileni.name). Alcuni partecipanti alla track hanno sviluppato delle routine di routing su server, che sono state integrate con OpenCity, mentre altri hanno “valorizzato” i contenuti dei portali web delle Ferrovie Sud-Est e Ferrovie Appulo Lucane, per rendere accessibili gli orari dei bus alla App.

Nella track OSMosi sono stati caricati i dati della mobilità sviluppando degli automatismi per popolare Open Street Map.

In MYobility è stata discussa la possibilità di attivare un servizio notturno di bus che possa connettere i posti caldi della vita notturna barese ed è stato analizzato il piano della mobilità ciclistica a Bari anche con il contributo del Dirigente della Mobilità del Comune.

Una bella sintesi dell’evento è la storify preparata da Pietro Giandonato (https://storify.com/pietroblu/mhoo14). Nel servizio di Rai3 (http://youtu.be/nVV89KsAXDg) con intervista a Simone Cortesi, Michelantonio Trizio e Massimo Zotti (da non perdere la maglietta!), che insieme a Paola Liliana Buttiglione e Giulio di Chiara hanno moderato le attività.

Segnaliamo anche alcuni interessanti articoli di report realizzati da:

Mentre a parte ci piace segnalarvi l’articolo  realizzato su MobilitàPalermo.org in cui Giulio Di Chiara, partecipante e moderatore dell’hackathon, ha realizzato un confronto tra Bari e Palermo sul tema mobilità.

Questi report dimostrano che durante l’hackathon si è lavorato e prodotto risultati tangibili, così come è nello spirito di questi eventi.

Ma di questa giornata mi resta un ricordo molto più grande delle pur incredibili soluzioni tecniche ideate e implementate con creatività e successo.

Mi resta il piacere di aver incontrato ragazzi con la voglia di confrontarsi, di scambiare idee.

Ragazzi che non si conoscevano, ma che in pochi minuti hanno creato una squadra in grado di motivarsi e di focalizzarsi sui risultati da raggiungere per realizzare qualcosa di buono, di utile.

Ragazzi che hanno dimostrato che se si lavora insieme, per una giusta causa, con entusiasmo, si possono raggiungere traguardi ambiziosi.

Ragazzi che trasmettono la voglia di provarci.

Bella gente che mi auguro di poter incontrare a febbraio al prossimo Open Data Day, quando renderemo disponibili, sempre in modalità open data, i dati del traffico desunti dalla velocità dei bus in tempo reale.

Di certo “la cosa più bella e sapere che c’è tanta bella gente”.

Con CosmoSkyMed si poteva prevenire il disastro ferroviario in Liguria

A che servono i satelliti? E’ una domanda che mi fanno spesso.

Me lo chiedono i tecnici, i politici, i dirigenti di aziende.

Ma me lo chiede mia madre che non ha ancora capito bene cosa faccio di mestiere. Se lo chiedono molti cittadini che vorrebbero capire come vengono spesi i loro soldi che, in qualità di contribuenti, versano nelle casse dello stato. E in questo momento storico siamo tutti molto sensibili su questo tasto.

Riuscire a dimostrare che gli ingenti investimenti che vengono realizzati dallo Stato nello sviluppo di infrastrutture tecnologiche hanno una ricaduta sulla qualità della vita dei cittadini è una priorità per tutti.

Ma andiamo ai fatti.

Nel gennaio scorso, nei pressi di Marina di Andora, comune della provincia di Savona, il crollo di un terrazzo di una villetta incombente sul tratto ferroviario Genova-Ventimiglia provocò il deragliamento di un treno.

Si poteva prevedere?

La risposta è SI.

Analizzando i dati storici acquisiti dalla costellazione Cosmo SkyMed è emerso che già da alcuni anni il terrazzo mostrava segni di cedimento.

A questo risultato sono giunti i tecnici di GAP, spinoff del Politecnico di Bari, partecipato dalla Planetek Italia, in collaborazione dei tecnici dell’ASI come si evince dalla notizia riportata sul sito del’ASI.

A questo punto viene spontaneo chiedersi: per quale motivo queste tecniche di monitoraggio non sono attive per individuare le criticità di dissesto idrogeologico presenti sul territorio nazionale?

Questa domanda viene spontanea se si pensa che la costellazione Cosmo SkyMed è un fiore all’occhiello della tecnologia nazionale. 4 satelliti progettati e realizzati in Italia con soldi Italiani.

Perchè non valorizzare questo investimento?

Perchè non si riesce a valorizzare questo investimento? Probabilmente manca quella capacità di valorizzare il made in Italy che viene spesso associato solo all’agroalimentare, al turismo e alla moda dimenticando che abbiamo in Italia delle eccellenze in numerosi settori. Nanotecnologie, meccanica di precisione, spazio sono alcune delle eccellenze Made in Italy.

Lo spazio come elemento su cui puntare per il rilancio dell’economia Italiana ed Europea è un tema che è stato già trattato su questo blog da Giovanni Sylos Labini in un precedente articolo.

Indubbiamente l’ASI negli ultimi mesi è stata messa sotto accusa per i noti scandali e quindi in questo momento gode di scarsa credibilità come soggetto pubblico. Ma se andiamo oltre e analizziamo i bilanci dell’ASI ci rendiamo conto che ha limitatissime capacità di manovra.

Dei 400 milioni di euro del bilancio complessivo oltre 300 vengono versati all’Agenzia Spaziale Europea come contributo italiano. Altri 50 sono spesi per la gestione corrente della struttura e ne restano a malapena altri 50 per gli investimenti innovativi in tutti i settori dalle missioni planetarie, alla osservazione della terra, alle missioni scientifiche. Una miseria se confrontata con i paesi europei con cui ci confrontiamo come Francia e Germania.

Quindi i satelliti possono contribuire alla prevenzione dei disastri ma per fare questo serve una politica spaziale lungimirante che miri a valorizzare investimenti ed eccellenze italiane nel lungo periodo. Investimenti che oltre alla realizzazione e gestione dei satelliti possano sostenere la crescita della domanda pubblica e privata per creare un contesto favorevole allo sviluppo di una offerta in grado di competere a livello internazionale. Non solo risorse economiche ma anche una macchina burocratica ed amministrativa in grado di valorizzare i risultati delle nuove tecnologie adeguando opportunamente i propri processi amministrativi.

Iniziative che salvano il territorio, le vite dei cittadini e creano posti di lavoro qualificati aumentando la competitività del sistema paese.

Superato il limite dei 50 cm per le immagini satellitari

La notizia era già nell’aria da un pò di tempo. Ed effettivamente è arrivata. Da oggi esiste la possibilità di fornire immagini satellitari sempre più nitide e dettagliate.

Il Governo degli Stati Uniti ha infatti divulgato la propria decisione di rimuovere i limiti imposti alle immagini satellitari in commercio, fissato a 50 cm di risoluzione.

GeoEye-1 Satellite Images of Khalifa Sports City ©Digitalglobe

I fornitori di dati satellitari di ultima generazione si preparano, perciò, a supportare i propri clienti in questo salto di qualità. E anche aziende come Planetek Italia iniziano ad immaginare le nuove frontiere raggiungibili nello sviluppo di applicazioni ancora più precise.

DigitalGlobe, per esempio, annuncia che a breve le immagini satellitari della sua costellazione di satelliti saranno disponibili alla risoluzione nativa. (leggi la notizia)

L’attuale costellazione conta cinque satelliti ad alta risoluzione, di cui due in grado di acquisire immagini satellitari a una risoluzione più alta di 50 centimetri.

Ma il futuro è ancora più nitido.
DigitalGlobe amplierà notevolmente le sue capacità di acquisizione con l’aggiunta di due satelliti a più alta risoluzione: WorldView-3 sarà lanciato ad agosto e questo consentirà la vendita di immagini alla risoluzione di 25 centimetri nel pancromatico e 1 metro nel multispettrale dopo circa sei mesi dalla sua attività. Inoltre attualmente è in programmazione il lancio di GeoEye-2 che assicurerà precisione, accuratezza e risoluzione delle immagini superiori a quelle di GeoEye-1.
Questa decisione si traduce naturalmente in maggiori opportunità per i clienti di Planetek, partner della WorldView Global Alliance.
A partire da luglio saremo in grado di soddisfare le crescenti esigenze dei nostri clienti, fornendo immagini satellitari, informazioni geografiche e analisi geospaziali di altissima qualità.
Grazie a questa deregulation sulle acquisizioni da satellite, saremo in grado di fornire prodotti e immagini satellitari fino ai 41 cm di risoluzione nativa se ci riferiamo ai satelliti già in orbita. Mentre nei primi mesi del 2015, sei mesi dopo la messa in orbita di WorldView-3, saremo in grado di fornire prodotti e immagini commerciali alla risoluzione di 25 cm.
La manovra del Governo statunitense è il risultato di una crescente richiesta di immagini a 25 cm da parte di clienti come Amministrazioni Pubbliche, aziende e industrie private, in grado di comprendere il valore di un’altissima risoluzione per migliorare attività e studi sulla gestione delle risorse, sullo sviluppo economico e rilevamento.

Leggi anche la notizia sulla rivista Geo for All, dove vengono illustrati alcuni aspetti di mercato.

Leggi la notizia “Immagini satellitari a 40 cm. Da oggi si può“, che informa dell’avvio della commercializzazione e delle opportunità di acquisto di immagini a 40 cm allo stesso prezzo di quelle a 50 cm.