Market Report: “Open standard and Inspire”, facciamo chiarezza.

Il 25 aprile è stato rilasciato da OGC il Market Report OGC “Open Standards and INSPIRE” (pdf). Questo report cerca di fornire una visione d’insieme su OGC, standard CEN ed ISO cercando di dare una visione sistemica all’ampia documentazione disponibile su INSPIRE.

Abbiamo deciso di contribuire alla redazione di questo report perchè riteniamo che per fare atterrare veramente INSPIRE, che non è ancora decollato (vedi report del JRC), è indispensabile chiarire anche le relazioni che esistono tra i vincoli normativi che derivano dalle Implementing Rules e le indicazioni tecniche e riferimenti a standard che sono forniti dalle Technical Guidance che invece non hanno valore legale.

Per la ricaduta a livello nazionale rimando al post Lasciamoci INSPIR(ar)E scritto da Pietro Blu Giandonato.

Questa iniziativa rientra in un più ampio progetto di informazione e diffusione della conoscenza geomatica in Italia che vede la nascita del Gruppo Italiano di Interesse per INSPIRE (grazie Massimo).

Cos’è INSPIRE, come si collega alle iniziative europee di condivisione dei dati, il valore degli standard nella implementazione di INSPIRE, come si sta implementando INSPIRE e quali standard sono necessari, il contributo dell’OGC alla implementazione di INSPIRE sono alcuni dei quesiti a cui si cerca di dare una risposta nel Report anche attraverso la descrizione delle strategie implementative adottate in Germania, Olanda e Inghilterra per realizzare la SDI nazionale.

Così come accade per ogni Processo e Procedura relativa ad ogni standard OGC è in corso un  processo per adeguare gli standard OGC al fine di renderli più aderenti ai requisiti di INSPIRE.

A questo processo può contribuire chiunque proponendo cambiamenti attraverso il sito dell’OGC www.opengeospatial.org/standards/cr.

Mi auguro che questo Report possa risultare di stimolo per aprire un confronto su INSPIRE ed in generale sulla valorizzazione della informazione geospaziale anche attraverso gli open data (vedi il successo dell’iniziativa OpenGeoData) che sempre di più stanno rivitalizzando la dialettica “geospaziale” nazionale..

Lasciamoci INSPIRarE….

Smart City o Cittadini Smart?

We shape our buildings; thereafter they shape us“: siamo noi che diamo la forma ai nostri edifici, ma sono gli edifici che poi modellano la nostra vita e la nostra cultura. L’uomo da forma alle città, che a loro volta forgiano l’uomo.

Questa citazione non è roba mia, è di Winston Churcill e l’ho presa da un bell’articolo di Luca De Biase sulle smart city. Il 5 aprile a Venezia presso il Parco Scientifico e Tecnologico Vega Luca De Biase ha ribadito questi concetti in una lezione magistrale, organizzata da Luigi di Prinzio dello IUAV, sul tema: Smart City. Innovazione, tecnologia e dimensione sociale.

Interessante l’introduzione del presidente del Vega, Michele Vianello (leggi articolo) con il quale De Biase ha aperto un confronto.

Ma cosè una Smart City quindi? se ne parla molto, forse troppo, in questo momento. Ci sono diverse iniziative che finaziano la ricerca e sviluppo come i bandi PON orientati sulle tematiche socio ambientali quali mobilità, sicurezza, educazione, risparmio energetico o ambientale anche se con qualche dubbio come evidenizato da Pietro Blu Giandonato (leggi articolo) .

Ormai se non sei SMART non conti nulla.  Se non hai uno SmartPhone ma usi semplicemente un telefono cellulare per fare le telefonate sei una specie di dinosauro… (me lo dicono spesso in azienda!). Ci sono anche le auto Smart anche se, onestamente, a me la Smart sta un pò antipatica, probabilmente a causa dello stile di guida di alcuni suoi utilizzatori…

Ritornando alle Smart City ci chiediamo per quale motivo una città deve essere Smart?

Una città o, meglio, un’area vasta definita sulla base di una coerenza di interessi ed obiettivi, deve poter competere con gli altri territori nel processo di globalizzazione. Quindi le città devono essere in grado di valorizzare le proprie caratteristiche, le proprie unicità per poter attrarre cittadini, imprenditori, investitori.

Non dobbiamo pensare solo alla globalizzazione e alla competizione con i cinesi o con i paesi emergenti, ma la competizione molto spesso è con il vicino! Ho assistito recentemente ad una presentazione di un dirigente comunale, che evidenziava come l’incremento demografico del proprio Comune, ottenuto a scapito dei Comuni limitrofi, derivasse dal successo di specifiche politiche messe in atto dall’Amministrazione.

Alla base del successo c’è una chiara definizione degli obiettivi da parte della classe politica.

Quindi una smart city è una città che consente di valorizzare le caratteristiche del territorio, le sue unicità sulla base degli obiettivi definiti a livello politico.

Ogni città sedimenta al suo interno una intelligenza collettiva che si stratifica nel tempo grazie alle tecnologie, le quali consentono ai cittadini di coordinarsi tra loro.  Il capitale sociale, ambientale e fisico come strade, edifici, segnaletica, reti tecnologiche,  dotazione ICT, contribuiscono alla realizzazione di questo patrimonio che rappresenta l’infrastruttura su cui si poggia ogni città.

Una Smart City è una città in grado di accrescere e valorizzare la propria infrastruttura rendendola disponibile alla collettività per favorire lo sviluppo di applicazioni che consentono di valorizzare il territorio.

Elementi che caratterizzano una Smart City vincente sono la disponibilità di sensori, dati liberi e connettività. Il giusto mix di questi elementi favorisce la nascita di applicazioni ad alto valore aggiunto che determinano la competitività del territorio.

Provo a fare un esempio: se dispongo di un sistema di telecontrollo (sensori) di BUS urbani che in tempo reale mi fornisce i dati sulla posizione dei BUS, posso rendere disponibili i dati (dati liberi)  attraverso internet (connettività) alla collettività per sviluppare applicazioni utili ai cittadini (ad esempio una App su smartphone per fornire in tempo reale la distanza del prossimo bus dalla fermata di interesse). La numerosità e la tipologie di servizi applicativi e di valore che si genera aumenta con l’aumentare della quantità di dati disponibili.

Smart City è quindi un concetto complesso, quasi filosofico che può essere espresso solo nel lungo periodo attraverso obiettivi chiari, strategie coerenti attraverso tecnologie adeguate in un continuo processo evolutivo.

In un momento storico in cui c’è una cronica carenza di risorse è necessario ripensare anche al concetto di Smart City introducendo il concetto di low cost. Una riduzione dei costi può essere ottenuta valorizzando la social city dove la collettività si fa carico di sviluppare soluzioni smart affiancando le transazioni mecantili con transazioni basate sul volontariato estendendo il concetto di open source.

Una Smart City, quindi per sintetizzare, deriva da Cittadini Smart che definiscono Politiche Smart implementate con Strategie Smart adottando Tecnologie Smart attraverso il coinvolgimento di Smart City Users.

Che ne pensate?

La formazione, come INSPIRE comanda

26 marzo 2012 Massimo Zotti 2 commenti

Era la primavera del 1997 quando, per la prima volta, mi capitò tra le mani la brochure del corso di GIS & Telerilevamento della Planetek.

Ero appena tornato da qualche mese di studio in Francia, dove avevo scoperto cos’erano i GIS ed avevo georeferenziato la mia prima immagine Landsat usando un software con un’interfaccia astrusa che si chiamava (indovina un po’?) ERDAS. Dovevo portare avanti il mio lavoro di tesi sulle applicazioni dei GIS al mercato vitivinicolo e non mi sembrava vero che proprio a Bari, nel 1997, ci fosse chi già lavorava con le immagini da satellite ed addirittura potesse aiutarmi a mettere in ordine le nozioni confuse che avevo raccolto all’estero.

Così telefonai per chiedere un po’ di informazioni, e mi rispose una ragazza dolcissima che perse un sacco di tempo a spiegarmi quali erano gli obiettivi del corso e cosa avrei imparato.

Quella ragazzina era Mariella Pappalepore, che oggi è presidente del Consiglio di Amministrazione di Planetek Italia e del TIC di Confindustria. Io invece… sono riuscito ad ingannare tutti facendo credere loro che ne capissi qualcosa :)

Questo per rappresentarvi che Planetek Italia organizza il Corso di GIS & Telerilevamento da ben 17 anni, e anche se il nome non è cambiato, abbiamo con il passare del tempo adeguato i contenuti ad uno scenario in continua evoluzione.

Il Corso di GIS & Telerilevamento si è così trasformato, e da essere un corso “metodologico” sui Sistemi Informativi Geografici e sull’uso dei dati telerilevati da satellite, è diventato via via un corso “applicativo”, fino a diventare un importante momento abilitante, come mi piace chiamarlo.

Provo a spiegarmi meglio: all’inizio era più un momento formativo che spiegava cos’erano i GIS e le immagini da satellite, come si georeferenziava una foto aerea e come si faceva il buffer attorno ad una strada. Metodi, appunto. Poi è diventato più applicativo: impariamo come dalle immagini da satellite si può costruire un geodatabase per perimetrare le aree percorse da incendio, o studiare i cambiamenti nell’uso del suolo. Applicazioni, dunque.

Oggi infatti l’intero processo formativo del corso viene inserito in un contesto moderno, in continua evoluzione, in cui si deve muovere chi si occupa di GIS e Telerilevamento nel 2012, e che non può prescindere da una serie di capisaldi ormai consolidati, dalla direttiva INSPIRE, al programma GMES fino al lavoro fatto in Italia da Ministero dell’Ambiente, da DigitPA e CPSG del CISIS. Chi seguirà l’edizione 2012, programmata per giugno, riuscirà dunque a comprendere qual è oggi il ruolo dell’Informazione Geografica, e potrà cogliere con maggiore consapevolezza tutte le opportunità che essa offre. Insomma diventare realmente capace di lavorare in questo settore. Ecco perché l’ho definito un corso abilitante.

Guardando il programma del corso, appare evidente che non si tratta più di un corso che insegna solamente ad usare gli strumenti informatici. Ma in realtà non è mai stato nemmeno nelle edizioni precedenti un semplice addestramento all’uso dei prodotti software (e sì che qualcuno ce lo chiedeva pure il manuale di ER Mapper per ortorettificare le foto aeree).

Volendo fare un paragone forse azzardato ma molto realistico, questo è un corso di scrittura creativa, non un corso di videoscrittura.  In un corso di scrittura creativa infatti daremmo un’occhiata a Word ed OpenOffice per capire come potrebbero esserci utili – per poi fare delle scelte critiche – ma non perderemmo tempo a studiare la formattazione del testo.

Allo stesso modo, nel nostro Corso di GIS & Telerilevamento non studieremo ERDAS IMAGINE ed Intergraph Geomedia. Ci sono tanti corsi sui GIS in giro, e Planetek stessa organizza corsi d’addestramento all’uso dei prodotti software o alla classificazione multispettrale dei dati.

Nel prossimo corso no. A giugno capiremo, con il contributo dei partecipanti, come possiamo riconoscere e valorizzare le opportunità che derivano dalla incredibile evoluzione che sta sempre più coinvolgendo il mondo della geomatica.