Indicatori Geospaziali per la VAS

“….L’impressione è una diffusa impreparazione, da parte di tutti i soggetti coinvolti (progettisti, Enti Locali, redattori della VAS, cittadini), ad affrontare fino in fondo la sfida della VAS e le sue reali implicazioni sulla pianificazione territoriale…..”
(
ISPRA,  2011, “Report sullo stato di attuazione della VAS in Italia”)

La VAS – Valutazione Ambientale Strategica – è un processo finalizzato ad integrare considerazioni di natura ambientale nei piani e nei programmi, per migliorare la qualità decisionale complessiva (vedi wikipedia).

La VAS si applica, secondo la Direttiva 85/337/CEE e il D.lgs n. 152/2006 di recepimento in Italia, a molti tipi di piani-programmi che hanno impatto sul territorio. In tutti quei piani in cui è presente la componenete territoriale è necessario prevedere, per la fase di monitoraggio della VAS, la messa a punto di indicatori geospaziali che possano consentire di mettere in correlazione l’evoluzione del territorio con l’efficacia del piano.

Recentemente ISPRA ha rilasciato il Rapporto 143/2011 predisposto dal Gruppo di Lavoro Interagenziale Monitoraggio Piani VAS, che illustra le corrette metodologie di implementazione della VAS e presenta una prima valutazione sullo stato di attuazione della VAS in Italia. I risultati sono abbastanza scoraggianti, anche se in lnea con la media Europea (vedi report della Commissione del 2009).

Nell’ambito della VAS dei piani Urbanistici viene riportata l’esperienza dell’Arpa Lombardia che testualmente cita “….L’impressione è una diffusa impreparazione, da parte di tutti i soggetti coinvolti (progettisti, Enti Locali, redattori della VAS, cittadini), ad affrontare fino in fondo la sfida della VAS e le sue reali implicazioni sulla pianificazione territoriale…..”. Con riferimento ai piani di monitoraggio si riporta che ” per quanto attiene alla definizione del sistema di monitoraggio si è osservato che di solito consiste in un elenco di indicatori non rappresentativi, spesso solo di contesto, quasi mai popolati o popolabili e finalizzati all’aggiornamento dello stato dell’ambiente a scala comunale.”

Concordo con quanto riportato nel report di ISPRA. Negli ultimi mesi ho verificato che la VAS è un oggetto sconosciuto. Molti professionisti percepiscono la VAS come  una minaccia e cercano di ricondurla ad un altro formalismo da risolvere (scrivendo alcune decine di pagine di relazioni assolutamente generiche e buone per ogni stagione….).

Perchè la VAS è percepita come una minaccia? Fare una buona VAS richiede dati aggiornati sullo stato dei luoghi, capacità di simulare lo sviluppo del territorio con i diversi scenari evolutivi, definire obiettivi chiari e misurabili del piano e adottare indicatori in grado di misurare questi obiettivi secondo metodologie e procedure dichiarate in anticipo.

Questo approccio richiede uno sforzo metodologico notevole e competenze tecniche e tecnologiche allo stato dell’arte. E la geomatica, per la VAS di piani territoriali, svolge un ruolo determinante.

L’importanza degli Indicatori

Se consideriamo la fase di monitoraggio dei piani, così come prevede la VAS, è indispensabile disporre di indicatori geospaziali in grado di rappresentare l’evoluzione del territorio. Questi indicatori, prodotti sui dati storici, dovrebebro essere disponibili fin dalle prime fasi di redazione dei piani urbanistici contribuendo alla redazione del quadro conoscitivo e fornendo una base di riferimento da utilizzare nella fase di monitoraggio.

Emerge un chiaro collegamento tra Processo di Piano e redazione della VAS, che purtroppo  non si realizza poichè il progettista che redige il Piano generalmente è diverso dal professionista che redige la VAS.

Inoltre il monitoraggio della VAS, nel tempo, è generalmente realizzato da altri soggetti (ad esempio dai tecnici dell’uffico di Piano del Comune) e quindi c’è forte il rischio che in questi passaggi si perda il filo unico che unisce gli obiettivi del piano, le misure attuative, il loro impatto sul territorio e gli strumenti per il monitoraggio.

Nell’ambito del progetto di ricerca MaTRis abbiamo analizzato circa 60 piani comunali, provinciali e regionali ed è emerso che tra gli indicatori più ricorrenti l’indicatore di Consumo di suolo è quello più frequente – praticamente era presente in tutti i piani.

Tra i numerosi indicatori che vengono utilizzati per le VAS dei Piani Urbanistici il consumo del suolo ha infatti assunto un ruolo centrale nella pianificazione territoriale e ci sono diverse iniziative a levello nazionale ed internazionale per monitorare questo fenomeno (si guardi il report ISPRA del consumo di suolo nelle città).

Questo indicatore non solo è praticamente sempre presente nella VAS, ma ancorapiù frequentemente diventa centrale negli obiettivi dei piani che prevedono consumo zero di suolo (come prevede il piano strutturale di Firenze). In questi casi è evidentemente indispensabile definire le metodologie di monitoraggio in grado di valutare, nel tempo, il raggiungimento di questo obiettivo.

Il consumo di suolo

Prima di tutto va definito cos’è il consumo del suolo in quanto, come cita wikipedia “Ad oggi non esiste una definizione univoca di consumo di suolo”.

Dopo avere stabilito cosa significa è necessario definite le metodologie per misurarlo. Queste metodologie andrebbero applicate a dati storici per testarne l’efficacia e definire i trend di consumo di suolo, così da contribuisce alla definizione del quadro conoscitivo.

La metodologia ottimale deve consenitre di ralizzare analisi Il consumo di suolostoriche utilizzando dati già esistenti, deve prevedere aggiornamenti facilmente realizzabili e a basso costo, deve essere il più possibile automatizzabile per ridurre i costi di implementazione e non dipendere da scelte soggettive dell’operatore che la realizza garantendo replicabilità del metodo nello spazio e nel tempo.

Tra le diverse metodologie adottate quella che sembra fornire i risultati migliori prevede l’analisi multitemporale di mappe di soil sealing (impermeabilizzato) e di mappe di uso del suolo. In questo modo si riesce ad individuare le aree consumate (aree naturali con un certo grado di permeabilità che diventano artificiali e sono caratterizzate da un elevato grado di impermeabilizzazione), mapparle su base cartografica e classificarle sulla base dell’uso del suolo (cos’erano e cosa sono diventate).

Il piano di monitoraggio deve essere accompagnato dalla pianificazione temporale con cui effettuare il monitoraggio. Quindi, sulla base di questa pianifcazione, si deve effettuare il monitoraggio che consente di valutare l’evoluzione del territorio rispetto agli obiettivi che erano stati definiti nel piano.

E’ evidente che per un singolo tecncnico può essere complesso maneggiare questo processo, che richiede competenze complesse nella gestione di dati geografici e la loro elaborazione con metodologie standardizzate di trattamento di dati geo-spaziali. Inoltre le stesse metodologie devono essere applicate in modo identico dai diversi tecnici che nel tempo vengono chiamati a effettuare il monitoraggio del piano, pena il decadimento qualitativo del monitoraggio.

La disponibilità sul mercato di indicatori prodotti in modo standardizzato, con specifiche chiare e dichiarate, può risultare la soluzione per i tecnici che devono redigere Piani o occuparsi del monitoraggio della VAS.

Sarebbe interessante poter ricevere i commenti di tecnici che redigono Piani urbanistici e VAS e avere il loro punto di vista sul tema della interazione tra Pianificazione Urbanistica e Geomatica.


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Racconto di Natale

22 dicembre 2011 Massimo Zotti 9 commenti

Il piccolo Babbo Natale si ferma, sospira e appoggia sull’unica panchina disponibile il suo sacco ormai vuoto. Porta le mani dietro la schiena e si stiracchia, poi si siede al centro della panchina, rabbrividisce al contatto con il ferro freddo, allarga le braccia sulla spalliera e le gambe per terra, e scivola con il fondo schiena quasi in punta di seduta. Appoggia anche la testa sullo schienale, e guarda il cielo. Una splendida notte stellata.

La bellezza di quel velluto scuro è  proprio beffarda, pensa, se sotto questo cielo c’è tanta gente che non ha più nemmeno la voglia di alzare lo sguardo per godersela.

Silenzio nella piazzetta deserta. E’ in quel momento che accade.

Un altro grosso Babbo Natale arriva e gli si siede accanto. Porta anche lui un sacco vuoto, che poggia a terra. Il piccolo Babbo Natale sente la spalliera della panchina ondeggiare sotto il peso di quell’omone.  Solleva appena la testa, lo guarda con sufficienza, e poi, senza cambiare posizione, torna a guardare le stelle.

“Finito il giro?” gli chiede per educazione.

“Non ancora, fra un attimo riempio di nuovo il sacco e ne faccio un altro.” Ha un vocione caldo, il grosso Babbo Natale, confortante.

“Coraggio, dai. In fondo è una bellissima serata.” dice l’ometto.

“Assolutamente. Si può dire che io aspetti questa sera per tutto l’anno.”

“Babbo Natale fino in fondo, eh? Bravo. Da quanto tempo lo fai? Io da diversi anni ormai. Mi piace entrare nelle case, sentire gli Babbi Nataleodori, vedere il sorriso terrorizzato dei bambini, e come si sciolgono quando ricevono il proprio regalo. Non mi faccio nemmeno pagare, lo sai? Tu ti fai pagare? Io ho un piccolo sito Web con i riferimenti della onlus a cui chiedo di fare un’offerta, e se mi danno qualcosa giro tutto a loro. Ormai mi faccio spedire le letterine dei bambini così gliele restituisco con il timbro, quando porto loro i doni…”

“Faccio anch’io così. Mi fanno trovare sempre qualcosa da mangiare. E’ per colpa loro che mi sono ridotto così, ah ah” ride soffice l’omone. “E qual è il regalo che resta a te?”

“Le fotografie che mi fanno le mamme ed i papà con i loro bambini. Le conservo tutte, e me le stampo io…” Il piccolo Babbo Natale continua a parlare guardando in cielo.

“..e poi ti resta questa gioia con cui ne parli, scommetto.” gli dice il Babbone Natale girando la testa per guardarlo, con un sorriso disarmante.

L’ometto solleva la testa e lo osserva a sua volta. “Si, questa gioia…” sussurra, quasi, “…che stasera ho un po’ perso per strada” ed abbassa la voce. “Come li hai visti, tu? Voglio dire… io quest’anno ho trovato sempre la stessa gioia nei bambini, ma i loro genitori… li ho visti tutti molto preoccupati. Li vedo una volta l’anno, e questo Natale… non so, la puoi quasi toccare, la rassegnazione. La senti nell’aria, assieme all’odore del cenone consumato, la vedi negli occhi dei papà che hanno fatto sacrifici per comprare i doni ai propri figli, la leggi nei sorrisi rotti delle mamme. Quest’anno, in questo Natale, si sente proprio forte… questa specie di acredine che cambia il sapore a tutto il resto.”

Il grande Babbo Natale lo guarda e non sorride più, neanche lui.

“Eppure… c’è qualcosa” gli chiede l’omone dopo un lungo istante di silenzio “che ti ha dato speranza, quest’anno?”

Ci pensa su, l’ometto, e per un po’ torna a guardare lontano, in alto.
“Sai, io faccio il geometra all’ufficio tecnico del Comune” risponde. “Quest’anno credo sia stato un anno molto importante per chi fa il mio lavoro. Tante belle iniziative ‘sociali’ che sono partite, e poi gli open data, insomma…”

“Di cosa stai parlando esattamente?” gli chiede l’altro.

Il piccolo Babbo Natale si tira su, si siede composto e rivolge un’occhiata curiosa al suo vicino inaspettato. “Mi sembra bizzarro parlarne nella notte di Natale… non devi finire il tuo giro di regali?” e mentre l’altro fa le spallucce, l’ometto continua: “…ma del resto io ho già finito, quindi… Sai, io mi occupo di GIS, le mappe su internet, questa roba qua, hai capito? E allora l’altro giorno riflettevo su quante cose entusiasmanti sono successe quest’anno, in Italia e nel mondo.
Dopo tanto tempo che sembrava non si muovesse nulla, che eravamo abituati a dire che non si trovavano i dati per lavorare e per conoscere le cose che accadono sul territorio, ecco che quest’anno esplode il movimento degli open data, e tutti a fare a gara a chi libera per primo i dati, con l’Unione Europea che emana addirittura un pacchetto degli open data per promuovere questa strepitosa idea.
E poi c’è un’iniziativa che si chiama INSPIRE, e finalmente se ne parla seriamente, e dopo un anno di silenzio si è tornati a parlare del catalogo dei dati geografici nazionali di DigitPA: quattro nuovi decreti stanno per essere emanati, che magari cambieranno il mondo delle informazioni geografiche in Italia. Finalmente nel 2011 sembra che la comunità geomatica italiana abbia iniziato a manifestarsi e parlarsi nel web, e poi ho visto anche nascere un movimento straordinario di gente che vuole cambiare le cose e mettere insieme le idee più brillanti per fare innovazione. Ho visto cittadini comuni unirsi spontaneamente per condividere le informazioni geografiche quando ci sono state delle emergenze, le persone trasformarsi in sensori per raccogliere e scambiare informazioni, con grossi enti e aziende lavorare assieme a gente qualunque per fare crowdsourcing combattendo l’evasione fiscale, le città invase dai rifiuti, e magari gli SMS Geografici faranno partire davvero anche in Italia la rivoluzione geospaziale…”

L’ometto gesticola e si infervora. Al grande Babbo Natale brillano gli occhi nel vederlo così entusiasta. Gli poggia la manona sulla spalla come se volesse abbracciarlo, e poi gli chiede: “Questo è quello che è successo intorno a te. C’è però, in tutto questo, qualcosa che ti abbia catturato davvero, che ti abbia toccato proprio da vicino?”

Il piccolo Babbo Natale è sorpreso e resta in pensoso silenzio per qualche attimo, senza staccare gli occhi da quell’omaccione. Ne sente lo sguardo addosso, corroborante, il profumo di zucchero filato e caldarroste.

“In effetti si, mi è successa una cosa un paio di settimane fa… Sai, io ho un mio blog. Si, insomma, un sito Web dove scrivo di cose relative al mio lavoro che mi piacciono o che mi incuriosiscono. Beh, un giorno incontro una ragazza, una ricercatrice. Questa ragazza mi racconta di uno studio che sta facendo su una spiaggia, utilizzando certi dati da satellite in un modo molto originale. Il bello è che, un anno e mezzo fa, ‘sta tipa non immaginava nemmeno di poter lavorare su una cosa del genere; poi un giorno ha letto una scempiaggine che ho scritto io sul mio blog, e mi ha scritto per chiedere dei chiarimenti; io naturalmente le avrò dato una risposta inventata delle mie, e lei che ha fatto: si è innamorata di quell’idea, ha cercato i fondi, si è fatta finanziare il progetto di ricerca, ha messo in croce un po’ di persone per far sì che il satellite acquisisse un dato nel modo che diceva lei… poi il dato è stato acquisito, finalmente l’ha avuto, e lei adesso ne sta tirando fuori delle cose che pochissimi altri  – o magari chissà, nessuno, al mondo, è riuscito a fare. Avresti dovuto vederla quando mi raccontava del suo lavoro. Aveva una voglia, una determinazione… un entusiasmo che dà speranza, ecco”.

“Dovresti vederti adesso mentre ne parli” gli risponde il grande Babbo Natale, con gli occhi che ridono, sempre mantenendo quella carezza soffice sulla sua spalla. “Perché l’entusiasmo è virale, ricordatelo sempre”.

Il piccolo Babbo Natale adesso è raggiante. Stringe forte il braccio del suo gemello più grosso, e sorride: “Oh, mi ha fatto proprio piacere fare queste due chiacchiere con te. Sei di queste parti?”

“No, vengo da abbastanza lontano e anzi, adesso devo proprio andare…”

“Hai ragione, vai, vai. Per quanto ne hai ancora?” chiede l’ometto.

“Per un bel po’. Ma non importa: come ti ho detto, è tutta la vita che aspetto questa notte.”

Il grande Babbo Natale si porta due dita alla bocca e fa un fischio.
Con uno sferragliare di campanellini e luci multicolori, appare una slitta, trainata da quattro straordinarie renne. Trascina un enorme fardello di doni colorati.
Con un movimento quasi musicale, Babbo Natale salta sul predellino ed impugna le redini. Gli fa un occhiolino,

poi la slitta si alza in volo,

e se ne va.





Ringrazio Andrea B., Sergio F. , Pietrobblù G. e Molly per l’amicizia ed i preziosi consigli (siete persone speciali, ricordatevelo sempre – o lo farò io per voi).  Buon Natale e felice Anno Nuovo a tutti i lettori del Blog di Planetek …ed anche del mio.
Massimo

GMES: dati, informazioni e buone pratiche

Disporre di dati ed informazioni gratuite fornite da data provider istituzionali è un tema molto attuale in un periodo in cui le risorse si riducono, così come la capacità di pianificare investimenti per il monitoraggio ambientale nel medio e lungo periodo.

GMES (Global Monitoring for Environment and Security) può essere considerata una grande opportunità in tal senso. Questo programma europeo mira a produrre una conoscenza condivisa a supporto della protezione dell’ambiente e della sicurezza dei cittadini europei. Questa conoscenza si poggia sull’utilizzo integrato dei dati ambientali acquisiti in conformità alle numerose iniziative di monitoraggio attualmente attive, che prevedono rilievi in situ, l’utilizzo di dati rilevati attraverso l’Osservazione della Terra, l’adozione di processi di standardizzazione e l’interoperabilità e diffusione attraverso i paradigmi della direttiva INSPIRE.

Le Initial Operations di GMES

Dopo numerosi anni di gestazione attraverso progetti pre-operativi che hanno consentito di mettere a punto processi e prodotti, da quest’anno si fa sul serio con l’inizio delle GMES Initial Operations (GIO). L’agenda dei lavori nel biennio 2011-2013 prevede la realizzazione di numerosi strati informativi che saranno aggiornati secondo una pianificazione già definita. Nel 2014 GMES diventerà completamente operativo e garantirà dati ed informazioni con specifiche e frequenze predefinite (qui la recente Comunicazione della Commissione Europea).

Per l’implementazione di GMES dal 2014 al 2020 si prevede una necessità di circa 5,8 miliardi di Euro, di cui circa 4,4 per la componente spaziale con le Sentinelle, che saranno realizzate dall’ ESA (a proposito segnalo il simposio che si terrà in aprile 2012 a Frascati),  altri 1,1 miliardi per la realizzazione dei servizi e circa 0,4 per la componente in situ. I fondi saranno probabilmente forniti dagli Stati Membri con un finanziamento proporzionale al rispettivo GPD (PIL). L’esperienza del coinvolgimento dei privati per cofinanziare l’iniziativa, come si prevedeva per Galileo, non sembra una strada percorribile.

Cosa fornisce GMES: Core e Downstream

I servizi GMES vengono classificati in servizi Core e servizi Downstream. I servizi Core sono servizi di monitoraggio realizzati direttamente con fondi comunitari. Le specifiche di questi prodotti e la loro frequenza di aggiornamento sono definite per soddisfare le esigenze di monitoraggio a livello continentale. I Servizi Downstream sono invece direttamente o indirettamente derivati dai servizi Core e sono realizzati con specifiche tali da soddisfare i requisiti di amministrazioni nazionali o locali. Alcune risposte alle domande più frequenti su GMES sono disponibili sul sito.

In occasione dell’ultima conferenza ASITA abbiamo organizzato un workshop sul GMES al quale è intervenuta Anna Sousa della EEA (Agenzia Europea dell’Ambiente) (videoslide) che ha chiarito molto bene il ruolo di GMES e le sue modalità di attuazione.

Nello stesso workshop Massimo Foccardi della Regione del Veneto ha presentato un esempio di prodotto downstream costituito dalla “Carta di Copertura del Suolo della Regione Veneto: l’aggiornamento e il calcolo degli indicatori sul consumo di suolo” (videoslide) ) realizzata all’interno delle attività GMES, mentre Valter Sambucini di ISPRA ha presentato il ruolo di “GMES come opportunità per lo sviluppo della geomatica nazionale” (videoslide). Daniela Iasillo di Planetek Italia ha poi concluso il workshop presentando le attività del progetto Geoland2 ed in particolare Urban Atlas ed i 5 strati tematici a supporto del CORINE LAND COVER (videoslide).

Gli strati tematici previsti all’interno del programma GIO Land sono cinque layer ad alta risoluzione (seppure a livello continentale) relativi a:

  1. Superfici artificiali
  2. Foreste
  3. Aree Agricole
  4. Aree Umide
  5. Corpi d’acqua

Questi prodotti derivano dalla elaborazione automatica di immagini satellitari con una risoluzione pixel di 20 metri e il contenuto informativo è validato per aree di 1 ettaro.

La realizzazione dei 5 HR Layer (layer ad alta risoluzione) è stata avviata da poche settimane e Planetek Italia sta curando per la EEA la  mappatura delle superfici artificiali e foreste di 11 nazioni per circa 1.600.000 kmq da produrre in due anni.  Dati che saranno disponibili a breve e potranno venire utilizzati da chiunque ne potrà trarre beneficio. Questi dati saranno utilizzati come base di riferimento per la produzione del prossimo CORINE LAND COVER 2012, così come Valter Sambucini ha evidenziato sempre nel suo intervento al workshop.

Ma già da ora è possibile utilizzare i dati che fino ad oggi sono stati prodotti nell’ambito delle iniziative GMES. Ad esempio sono disponibili i livelli informativi del soil sealing per il 2006 e 2009 dell’intera Europa.

Questi layer sono disponibili per essere riusati ed utilizzati per applicazioni a livello locale. Ad esempio possono essere rielaborati per produrre statistiche a livello regionale e rappresentare il fenomeno della impermeabilizzazione dei suoli in Italia, discriminando tra diverse aree e correlando questo trend ai dati che sono disponibili a scala regionale. Questi dati possono essere utilizzati per studiare vari fenomeni su area vasta (ad esempio la Pianura Padana o l’area di un Distretto Idrografico secondo la classificazione imposta dalla Direttiva  sulle acque WFD) normalizzando i dati regionali che spesso vengono prodotti con modalità non standard.

Si sta dunque aprendo uno scenario nuovo a livello continentale, con la disponibilità di dati e livelli informativi accessibili gratuitamente che aspettano solo di essere valorizzati.

Nel workshop “Application Potential of GMES on Geoinformation Market” che si è tenuto a Monaco a marzo (leggi l’articolo di Martin Kunert nel Information Brochure Inspire GMES ) è emerso che attualmente la consapevolezza delle potenzialità di GMES da parte degli utenti è molto scarsa . E’ stato evidenziato come sia necessario avviare progetti pilota che possano dimostrare agli utenti delle amministrazioni nazionali e regionali le potenzialità che questi dati conservano nel loro contenuto informativo, che merita di essere sfruttato appieno.

Le opportunità che offre GMES

Per favorire la condivisione di queste esperienze sono state avviate alcune iniziative finanziate dal 7°FP che mirano a divulgare buone pratiche nella realizzazione ed utilizzo dei servizi downstream  GMES. Come ad esempio il progetto GRAAL, che mira a raccogliere queste buone pratiche e a favorirne la loro diffusione  tra le Amministrazioni Regionali e Locali.

GMES si configura dunque come una grande opportunità per le amministrazioni che svolgono attività di pianificazione e monitoraggio del territorio, poiché potranno beneficiare di dati che saranno resi disponibili gratuitamente (costellazione di satelliti Sentinel), dei livelli informativi che saranno prodotti a livello continentale (servizi Core) e delle esperienze di successo messe a punto da amministrazioni locali (servizi Downstream).

GMES è anche un’interessante opportunità di sviluppo per l’industria europea, sia per i grandi operatori che realizzano l’infrastruttura spaziale (i satelliti Sentinel), che per le società di servizi che si occupano dell’elaborazione dati (sia Core a livello continentale che Downstream a livello locale).

GMES è un’opportunità anche per i cittadini europei, perchè potranno accedere più facilmente ad informazioni aggiornate e rappresentative dello stato di salute dell’ambiente europeo, per poter fare le proprie scelte in modo libero e consapevole.

Buon GMES a tutti…