…e naturalmente un italiano.

Dice il Tedesco:

“Noi abbiamo addottato la linea guida INSPIRE sui metadati fedele alla lettera come pubblicata dall’Unione Europea.”

Poi sottovoce:

“Tanto, stavamo in tutti i comitati e abbiamo contribuito allo standard al punto che ci andava bene…”

Dice la Francese:

“Beh, sì, era fatto bene questo standard sui metadati, però noi avevamo già da prima due, tre cosine specifiche francesine. Avevamo già pubblicato una piccola estensione allo standard ISO prima di INSPIRE, poche righe XSD però, tres legère…”

Si gratta la testa l’Italiano:

“Moh vedi questi sfaticati, come si son fatti facile la vita.”

Poi ad alta voce:

“Noi abbiamo pubblicato un’intero decreto legge con dentro tutto lo standard italiano, decine e decine di pagine, che lavoro!”

Pausa.

“Solo che non ricordo bene: di quale standard parlavamo? Dov’era, che non lo trovo?”

Cerchiamo allora di fare mente locale. Ma devo avvertire i lettori: la storia è lunga…

Prima di infilarci in questioni “molto tecniche” è necessario spiegare per quale ragione ci siamo preoccupati di analizzare in che modo l’Italia stia implementando INSPIRE. Le motivazioni sono due: in qualità di data provider, in particolare dati telerilevati da satellite, ci interessa conoscere come strutturare i metadati che accompagnano gli stessi dati che forniamo per consentire ai nostri clienti di poter popolare in modo ottimale i loro cataloghi; inoltre in qualità di system integrator nel settore geomatico, ci interessa conoscere in che modo implementare i cataloghi di metadati per lo sviluppo di SDI conformi ad INSPIRE.

L’analisi che abbiamo fatto ci porta a questa conclusione: se oggi vogliamo essere conformi a quanto previsto dalla normativa nazionale ed internazionale ci toccherebbe produrre per uno stesso dato due metadati differenti, e analogamente sviluppare sistemi che li supportino contestualmente.

Non ci sembra un bel risultato se l’obiettivo era la standardizzazione.

Probabilmente il cammino verso l’implementazione in Italia di INSPIRE richiederà degli opportuni aggiustamenti in corso d’opera. Questa nostra analisi vuole essere un contributo che offriamo alla comunità geomatica nazionale per confrontarci su questi temi, sicuramente molto complessi, e fornire spunti che possano essere di ausilio per una rapida definizione degli standard nazionali.

Ringrazio il gruppo di lavoro SDI di Planetek Italia ed in particolare i contributi alla redazione del post di Cristoforo Abbattista e Pietro Blu Giandonato.

INSPIRE e i Metadati: la logica che c’è dietro e le “Implementing Rules: Technical Guidelines”

INSPIRE definisce un set di classi e campi di dati, obbligatori e opzionali, che un catalogo di dati e/o servizi geospaziali deve fornire. Non voglio entrare nel dettaglio qui, la definizione è molto articolata anche nei valori amissibili di molti campi (codifiche, ecc.). Lo standard INSPIRE poi si relaziona ad altri standard ISO, ed esiste un documento molto importante: INSPIRE Metadata Implementing Rules: Technical Guidelines based on EN ISO 19115 and EN ISO 19119 (Revised edition)

Nella sua introduzione vengono presentate due possibilità di definire i metadati conformemente ad INSPIRE: basandosi sugli standard EN ISO 19115 e 19119 oppure sul cosìdetto “Dublin Core”, ISO 15836. Per quest’ultima si viene rimandati ad un altro documento, che però al momento non sembra ancora esistere. L’unico modo attualmente possibile di implementare un catalogo secondo INSPIRE, si deve quindi basare sugli standard EN ISO 19115 e 19119, e tecnicamente sulla loro implementazione XML definita da ISO/TS 19139 e CSW2 AP ISO. Questa interpretazione è anche rafforzata dal fatto, che INSPIRE mette a disposizione un Metadata Editor (http://www.inspire-geoportal.eu/InspireEditor/), che permette di inserire i metadati e fornisce il risultato come XML secondo ISO 19139.

Ma cosa sono tutti questi standard ISO?

  • EN ISO 19115 – Geographic information – Metadata
    Definisce le classi ed i campi utili ad organizzare un database del catalogo di dati geospaziali che consenta di renderli ricercabili.
  • EN ISO 19119 – Geographic information – Services
    Regola la definizione di un catalogo di servizi di dati geospaziali. Un classico esempio potrebbe essere un servizio WMS. C’è una forte sovvraposizione con il precedente per quanto riguarda la descrizione del dato stesso, ed è per questo che fa spesso riferimento a EN ISO 19115.
  • ISO/TS 19139 – Geographic information – Metadata – XML Schema Implementation
    Specifica lo schema XML dello standard EN ISO 19115. In realtà si può applicare anche per l’implementazione di EN ISO 19119 (e per altri standard ancora).
  • CSW2 AP ISO OpenGIS Catalogue Services Specification 2.0.2 – ISO Metadata Application Profile
    Specifica l’implementazione di servizi di catalogo secondo standard ISO.

Le “Implementing Rules: Technical Guidelines” quindi cosa fanno:

  1. Definiscono il mapping tra le definizioni INSPIRE e gli standard ISO.
  2. Spiegano quali conseguenze derivano per le istanze dei dati negli schemi XML ISO.
  3. Consigliano l’uso di un servizio di catalogo secondo specifiche OGC con AP ISO.

Tutto ciò, fondamentalmente senza cambiare o estendere gli XSD forniti dallo standard, aggiungendo soltanto una lista “cartacea” di constraint INSPIRE da rispettare (par. 1.2). Questo ha una fondamentale conseguenza pratica. Dato che alcuni campi ISO non erano definiti da INSPIRE come obbligatori e viceversa alcuni altri non erano previsti da ISO, il dataset minimo che ne risulta dall’applicazione di queste linee guida (se vuole rimanere conforme ad ISO, precondizione per essere digeribile da molti strumenti di mercato) è l’unione tra i requisiti INSPIRE e quelli ISO.

Questo approccio ha un grande vantaggio: è possibile creare sistemi conformi ad INSPIRE usando prodotti conformi ad ISO 19139. Quindi in teoria dovremmo essere già pronti a supportare questo nuovo standard con prodotti esistenti. Vedremo…

Profili nazionali

Per quanto riguarda i metadati, ogni Stato membro ha l’obbligo di applicare lo standard INSPIRE (e quindi gli standard ISO), con la possibilità però di aggiungere delle estensioni specifiche, purché mantengano la compatibilità allo stesso standard. Come è possibile fare questo? Gli standard internazionali dei metadati sono stati progettati in modo da essere flessibili ed estendibili grazie ai profili come descritto da un ulteriore standard: l’ISO 19106. L’Annex C di ISO 19115 descrive, in particolare, come creare dei profili specifici basandosi sul suo standard, definendo due livelli di estensione:

  • Il livello 1 è un sottoinsieme di ISO 19115, quindi non estende né aggiunge niente, ma restringe soltanto (rende obbligatori ulteriori campi ecc.).
  • Il livello 2 estende anche la norma (mantenendone la conformità), aggiungendo ulteriori campi e oggetti.

Per sviluppare un profilo bisogna produrre due documenti obbligatori:

  • Un documento descrittivo, che definisce le restrizioni e/o le estensioni relative a ISO 19115, mediante una struttura ben precisa come dettata da ISO 19106 (par. 9.2 e 9.3).
  • Uno schema XML, che estende lo schema standard ISO 19139 aggiungendo un namespace specifico per tutti gli i nuovi elementi.

Ovviamente il primo documento dovrebbe anche descrivere dettagliatamente l’esigenza specifica che sta dietro un’estensione dello standard, in termini di use-cases o simili. Ricordiamoci quest’aspetto per dopo…

Cosa hanno fatto gli “altri”?

Esaminiamo due importanti Paesi dell’Unione Europea, per capire come hanno operato per adottare lo standard INSPIRE sui metadati.

Germania… “alles klar?”

La Germania ha semplicemente pubblicato i contenuti della stessa Direttiva europea e le linee guida tecniche, queste senza nemmeno tradurle (qui per approfondire). Se si conosce il tedesco e si va ad approfondire si può intuire che evidentemente durante la stesura delle linee guida INSPIRE la GDI tedesca era coinvolta attivamente nei review. Da ciò ne deriva che presumibilmente non avessero nessun motivo per fare un profilo nazionale differente…

Ciò non significa, che tutto sia così semplice. La realizzazione dei cataloghi nei singoli “Länder” (stati federati tedeschi) può differire sia nell’attuazione della norma statale che nella realizzazione tecnica. La cosa importante è però sottolineare come la Germania non abbia aggiunto nulla alle regole INSPIRE.

Francia… “mais oui, quelque chose petit…”

In Francia già prima della Direttiva INSPIRE era stato emanata una norma per la messa in opera di cataloghi di metadati secondo EN ISO 19115 e ISO/TS 19139. Norma che definisce un profilo nazionale nel documento “Recommandation relative à la mise oeuvre de la norme EN ISO19115 sur les métadonnées”, che nel Cap. 4 specifica l’estensione dello standard come previsto proprio dal citato ISO 19106. Inoltre spiega nei capitoli precedenti l’esigenza ed il contesto nei quali devono essere implementate eventuali estensioni. Viene poi fornito uno schema “fra.xsd”, che definisce sotto il namespace xmlns:fra=”http://www.cnig.gouv.fr/2005/fra” alcuni nuovi campi come estensioni di oggetti già esistenti.

Attualmente sembra non vi sia ancora una norma definitiva in merito ai metadati secondo INSPIRE, ma il mio francese potrebbe anche non bastare per dare notizie certe. Per chi volesse approfondire, sul sito del CNIG si trovano documenti che mostrano quanto fatto finora dai francesi, sebbene siano un po’ datati.

In ogni caso, è molto interessante ribadire come la norma francese fosse antecedente allo standard INSPIRE, adottando le norme ISO già prima di esso. Da ciò ne deriva che lo schema francese sia di fatto già conforme ad ISO, e conseguentemente probabilmente ad INSPIRE. Quindi presumibilmente avranno pochi problemi per l’adozione della Direttiva.

E l’Italia?

Andiamo allora a vedere cosa è stato previsto nell’ambito del Repertorio Nazionale dei Dati Territoriali, che come ricorderete è stato istituito di recente dal D.Lgs. 32/2010 del quale si è data ampia descrizione in un nostro precedente post.

Qui vogliamo invece concentrarci su alcune questioni tecniche particolarmente delicate, lasciando stare il burocratese e tutta la parte riguardante chi deve fare cosa. Entriamo nel merito: come andrebbe costruito un catalogo dei metadati?

Qui vogliamo invece concentrarci su alcune questioni tecniche particolarmente delicate, lasciando stare il burocratese e tutta la parte riguardante chi deve fare cosa. Entriamo nel merito: come andrebbe costruito un catalogo dei metadati?
Il decreto dichiara nel paragrafo 2 dell’allegato IV:

Di seguito sono definiti i metadati necessari a descrivere i dati territoriali oggetto del presente decreto. Tali metadati sono un sottoinsieme di quelli previsti nello standard ‘ISO 19115:2003, Geographic Information – Metadata’.

Le successive pagine a partire dal par. 5.1 però non definiscono un’estensione dello standard, come correttamente andava fatto, ma lo ripetono per intero modificando alcune parti pur facendo riferimento a ISO 19115. Il risultato è che in tal modo è stato definito un intero “nuovo” standard nazionale, invece di definire un profilo “esteso” facendo riferimento proprio allo standard dei profili (ISO 19139).

La cosa più strana ancora è che non vi è nessun riferimento all’elemento INSPIRE relativo. Certo, vi si può arrivare attraverso la relazione allo standard ISO, ma magari non è poi così immediata come cosa. Per aumentare poi le difficoltà per chi volesse adottare questo standard, ormai diventato “legge”, il decreto non contiene nessun riferimento ad uno schema XML implementativo dello stesso. Un ulteriore stranezza sta nella ridefinizione del contenuto previsto dallo standard, traducendo gli identificativi dall’inglese all’italiano. Un database così costruito non potrà mai essere direttamente compatibile con lo standard ISO 19115.

Il ruolo del CNIPA

Dato che il CNIPA aveva il compito (aveva perché trasformato adesso in DigitPA), andiamo a vedere cosa ci propone per chiarire i nostri dubbi su come adeguarci al nuovo standard. Sul sito del CNIPA è possibile consultare una apposita sezione denominata “Regolamento Repertorio Nazionale Dati Territoriali”. Il documento Allegato 2: Specifiche tecniche (versione 1.0 – aprile 2009) – PDF contiene apparentemente le stesse definizioni approvate con l’All. IV del D.Lgs. 32/2010, ma analizzandolo meglio si trovano delle differenze:

  1. Le tabelle sotto “Dizionario dei metadati relativi ai dati territoriali” differiscono in termini di struttura e contenuti.
  2. Nell’All. 2 del CNIPA non vi è la sezione “Dizionario dei metadati supplementari per i dati raster”, presente nel decreto.
  3. Nell’All. IV del decreto non vi è la sezione “Dizionario dei metadati relativi alle nuove acquisizioni di dati” presente invece nell’All. 2 del CNIPA.

Per quanto concerne gli schemi XSD, il documento CNIPA dichiara nel par. 4.3.1:

Gli schemi XSD e relativa documentazione tecnica, necessari per descrivere, validare e interscambiare i metadati definiti in questo documento, sono pubblicati sul sito del CNIPA.

Il documento non riporta però nessun riferimento a tali schemi, nè sul sito viene messo in evidenza dove trovarli.

Il ruolo di DigitPA

Visto che siamo fiduciosi, e probabilmente la transizione delle attività dal CNIPA a DigitPA ha fatto sì che sul sito del CNIPA vi siano documenti vecchi, andiamo allora a vedere cosa troviamo su DigitPA nell’apposita sezione dedicata ai Sistemi Informativi Territoriali. Vi troviamo solo il testo del D.Lgs. stesso, nessuno schema XSD, nessuna raccomandazione tecnica aggiuntiva.

Ma esiste uno schema “ITgmd.xsd”?

In questi anni abbiamo avuto modo di confrontarci con i tecnici del CNIPA, che hanno sempre mostrato apertura e spirito collaborativo, anche sulla struttura dello schema XSD dei metadati.

Poiché non è stato pubblicato ufficialmente, riteniamo opportuno attendere il suo rilascio, che ci auguriamo avvenga al più presto, essendo un documento fondamentale per la implementazione operativa.

Auspichiamo che venga adottato un modello di schema strutturato in modo analogo a quanto hanno fatto i francesi. Ovvero con le modifiche agli schemi accompagnate dalle motivazioni che le hanno indotte, predisponendo un unico file XSD con campi in codifica originale ed in lingua inglese, evitando di ridefinire oggetti già presenti negli schema originali.

Allora dobbiamo essere conformi a cosa?

Ricapitolando, secondo la normativa comunitaria e nazionale vigente, un catalogo dei metadati su dati e servizi dovrebbe essere conforme:

  1. Alla Direttiva INSPIRE stessa rispettando le Implementation rules e sfruttando le technical guidelines che richiamano l’utilizzo degli standard ISO
  2. Al Decreto Legislativo 27 gennaio 2010,  n. 32.

Ciò, escludendo per ora i documenti tecnici diffusi sul sito del CNIPA, in quanto non in linea con il Decreto.

Allo stato attuale sembra che vi sia una netta incompatibilità tra le due norme, e che quindi una possibile implementazione debba passare attraverso una specie di unione tra i due schema nel database del repertorio, e fornire due interfacce di interscambio dati. Insomma, andrebbero fatte le “Italian Metadata Implementing Guidelines”, no scusate, ovviamente in italiano: “Linee Guida Italiane per l’implementazione dei metadati”.

Inutile dire che attualmente non esiste sul mercato dei prodotti GIS un qualcosa che sia in grado di fare ciò “out of the box”. Rimane un’ulteriore possibilità: il Decreto potrebbe non essere l’ultima parola, in quanto esso stesso fa riferimento all’Allegato IV come “provvisorio” in attesa dell’emanazione di successivi decreti attuativi, che potranno  aggiornare/modificare gli allegati tecnici.

Ma perché?

L’ultima considerazione in tutto questo è che non si fa alcun cenno nei vari documenti sul perché l’Italia abbia tutte queste esigenze differenti e strane riguardo la definizione dei metadati rispetto a tutto il resto del mondo. Questo vale sia per gli stravolgimenti del contenuto che per la soluzione tecnica attuale (sebbene non sia ancora ufficiale).

Possibile che sia stato speso tutto questo sforzo nel “creare” uno standard italiano divergente senza nemmeno giustificare il perché davanti alla comunità geomatica italiana, che alla fine dovrà implementare dei sistemi conformi a questo standard? E il fatto che l’autore di queste considerazioni “casualmente” sia tedesco, non significa che stia facendo come al solito il pignolo…

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  1. Qualche ora dopo la pubblicazione del post si scopre che è stata emessa una nuova versione delle Technical Guidelines.
    Qui i cambiamenti rispetto alla precedente versione, sebbene nessuno eclatante.
    Ma come previsto, a pag. 2:

    DELETED reference to document on implementation based on ISO 15386 as no request was received from Member States to develop this further.

    Inoltre, a pag. 3 vi sono dei riferimenti precisi al “metadata validator” del Geoportale INSPIRE.

    Page 13: ADDED the following reference to INSPIRE Validator:
    INSPIRE Validator Service: A RESTful Web service that can be invoked by http request to
    validate Inspire Metadata […]

  2. Cristoforo Abbattista :
    […]

    Questi cambiamenti rafforzano quindi la posizione unica riguardo la realizzazione di INSPIRE mediante gli standard ISO 19115/19119/19139, al punto da farli diventare uno standard di fatto, anche se legalmente non lo sono.

  3. E’ sconcertante constatare come ,personaggi di spicco molto vicini a quello che era il CNIPA, si ostinino a condannare articoli come questo anzichè ammettere gli errori commessi ed aprirsi al dialogo.

    Rimango sempre più senza parole.

  4. Ciao Jens,
    conoscendoti comprendo a fondo il tuo sconcerto.
    Qualcuno ha una soluzione per tutto questo ?

    Ricordo sempre la domanda di Jens: come mai gli italiani , in autostrada, stanno per l’ 80% nella corsia di sorpasso ? (Anche quando non devono sorpassare )

    Anche questa domanda è di difficile risposta.
    Senza parole

  5. MICHELE BARBAGLI :
    Ciao Jens,
    conoscendoti comprendo a fondo il tuo sconcerto.
    […]

    Ciao Michele, come vedi mi sono buttato su domande ancora più difficili, avendomi abituato ormai alle “stranezze semplici” della vita quotidiana…

  6. Per info:
    http://rndt.cnipa.it/RNDT/home/index_sospeso.php
    … è l’indirizzo della (sospesa) implementazione “CNIPA” del Repertorio Nazionale Dati Territoriali, che accetta in input sia XML strutturati secondo ITgmd.xsd sia, soprattutto, XML 19139.
    Come del resto è indicato al paragrafo 4.3.1 del documento:
    http://www.digitpa.gov.it/sites/default/files/allegati_tec/Repertorio%20DPCM%20v1_0%20all%202.pdf

    … dove si legge (paragrafo 4.3.1 a pag. 41) “Nel Repertorio possono essere caricati sia file XML conformi agli schemi XSD ISO sia file XML conformi agli schemi XSD specifici per il Repertorio.
    Quindi, un XML ISO19139 contenente gli elementi previsti dalle specifiche RNDT è perfettamente accettato.

  7. @pg
    Come riferito anche sopra, l’allegato 2 presente sul sito CNIPA non corrisponde con quello che è stato messo nel D.Lgs. 32/2010.
    In ogni caso, nel frattempo INSPIRE ha rilasciato la versione 3 delle technical guidance documents per Discovery (http://inspire.jrc.ec.europa.eu/documents/Network_Services/TechnicalGuidance_DiscoveryServices_v3.0.pdf), nel quale viene definito un vero e proprio Application Profile CSW con tanto di schema, e si trattano anche aspetti di multi-language in modo dettagliato.
    Alla luce di tale nuovo documento, sarebbe auspicabile, che il legislatore adeguasse il D.Lgs. 32/2010 in tal senso, facendo semplicemente riferimento ai documenti di Technical Guidance. In tale modo si riuscirebbe anche ad evitare di rimanere indietro rispetto all’avanzamento dello stato dell’arte INSPIRE.

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